martedì 5 marzo 2013

Il Segreto della Primavera (o della Felicità)



Lo sguardo dell’innocenza 









Nulla come 

lo sguardo di un bambino 

ci ricorda 

con tanta precisione e senza ambiguità 

ciò che sarebbe o sarebbe stato giusto fare. 




Nulla 

riesce a raccontare così bene 

la meraviglia dei sogni, 

l'unicità dell'amore, 

la stupidità della violenza 

e la sottile cattiveria dell'indifferenza. 




Nulla 

ci aiuta di più a rimettere in ordine 

la nostra scala dei valori. 




Nulla ci ricorda in maniera così vivida 

come avremmo voluto e dovuto essere: 

liberi, innocenti e felici. 




(Mauro Pagani) 




Queste le agro-dolci “note” di Mauro Pagani, straordinario musicista, cantore di quel meraviglioso “romanzo d’avventura” tinto di sonorità tutte mediterranee
 – Crêuza de Mä – 
tratto dal genio letterario di Fabrizio De Andrè che, con quest’Opera, hanno lasciato un segno inconfondibile nella storia della musica e della
canzone-poesia d’Autore.



A ben guardare
non c’è FELICITÀ
senza LIBERTÀ



Conviene, visto l’argomento, rispolverare il capolavoro di Nietzsche,
“Così parlò Zarathustra”, dove il bambino che gioca ottiene miglior considerazione
rispetto all’adulto tutto dedito ad accumulare nozioni e utensili.

Un attimo di attenzione, prego.


Il primo discorso che tiene Zarathustra è intitolato “Delle tre metamorfosi”.

Vi si racconta dello spirito che diventa cammello, del cammello che 
si trasforma in leone, e del leone che, da ultimo, si fa bambino.

Il cammello simboleggia l’uomo che sottostà, curvo e docile, al peso degli innumerevoli “tu devi!”, impostigli dall’esterno. Proprio mentre procede nel deserto, lento sotto il carico sempre più insopportabile, il cammello vive la sua trasformazione in leone.

Fuori metafora, l’uomo, superato lo stadio della servitù radicale, riesce a liberare la libertà che dorme in lui.

Ma la libertà che dice “no!”, “non ne posso più!”, “basta!” è libertà puramente negativa: libertà “da” qualcosa, non libertà “di” o “per” fare qualcosa.

Al “tu devi” che piega il cammello, il leone contrappone il suo “io voglio!”, ostinato, caparbio, rigido, privo cioè del carattere proprio della volontà creatrice: la scioltezza o elasticità.

Queste doti sono invece prerogativa del fanciullo, definito da Nietzsche “innocenza e oblio”, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.


(Francesco Pasetto, “Il Beato Torello da Poppi” – 1996)



Chi meglio di un bambino
(o di colui che non dimentica di esserlo stato)
sa cogliere ciò che c’è di MERAVIGLIOSO ?







Forse è questo il segreto di una vita felice:

nessuna regola da seguire, nessun problema da evitare, 
ma una profonda umiltà, 
l'accettazione totale dei dolori e delle promesse della vita.


(George Vaillant)

2 commenti:

teresa scullari ha detto...

Il fatto e' che ce lo dimentichiamo.

Paolo Salvi ha detto...

Accade sovente, purtroppo.

Dimenticarsi "umanum est", "scordarsi" è peggio!!
(perchè si dimentica con la mente ma ci si scorda col cuore)

Tuttavia c'è sempre un rimedio: vedi alla voce "Ri-Accordiamoci" su www.infinitiform.it.

Con accoglienza :-)