venerdì 8 marzo 2013

La Creazione della Donna



All'inizio Dio creò la terra e si riposò.
Poi creò l'uomo e si riposò.
Poi creò la donna, e da allora né Dio né l'uomo hanno più riposato!




da una novella siciliana di Giuseppe Pitrè
illustrata da Marcella Brancaforte

La Bella dalla Stella d'Oro

(edizioni arianna)





LA CREAZIONE DELLA DONNA
Le scelte dell'uomo in una leggenda africana


Quando il Creatore ebbe creato l'universo, la terra, i pianeti, il sole e la luna, ci pensò un po' su e poi decise di creare l'uomo, anche perché non aveva più nulla da fare.

Allora prese l'argilla che gli era avanzata dopo aver plasmato la terra, la bagnò con la saliva, la impastò e ne fece una figura con mani e piedi.

Ma il Creatore non era soddisfatto: quella statua molliccia rimaneva immobile e aveva un aspetto molto stupido. Allora il Creatore disse:

"Per forza non si muove: non le ho ancora dato la vita!". E soffiò la vita. Così la creatura si mosse, ma il Creatore non era ancora soddisfatto.

"Non deve solo muoversi, deve anche pensare, amare, combattere!". E soffiò nella creatura lo spirito, il sentimento e la volontà. Così venne creato l'uomo.

Passò qualche tempo e l'uomo cominciò a sentirsi solo: quando aveva finito di lavorare i campi o era tornato dalla caccia allora si sedeva davanti al fuoco e guardava il cielo con tristezza. Il Creatore ci pensò un po' su, poi decise che avrebbe dato all'uomo una compagna femmina, perché gli venne in mente che maschio e femmina insieme erano una cosa buona. Ma l'argilla era finita. Allora il Creatore si guardò intorno e prese un pizzico di qua e di là, una manciata a destra e una a sinistra, raccogliendo il profumo dei fiori, il calore del raggio di sole, la freschezza dell'erba, l'ostinazione della pietra, la risata della iena, il canto dell'usignolo, la morbidezza delle piume dello struzzo, lo sguardo della gazzella, la sinuosità del cobra, la dolcezza del miele, la vanità del pavone, la freddezza del diamante, l'abbraccio della liana, la chiacchiera del vento, l'instabilità delle nuvole, la ferocia del leopardo, la timidezza del cucciolo, la cattiveria della tempesta, la gioia della primavera, l'ardore del fuoco e il gelo del ghiaccio, la rabbia del vulcano e la calma della marea. Poi mise insieme tutto quello che aveva raccolto e lo mescolò, facendone una farina soffice da impastare. E venne fuori la donna, a cui il Creatore infuse la vita: e ne fu soddisfatto. Poi si ritirò sopra le nuvole, convinto di aver fatto una cosa buona.

Passò un mese e l'uomo chiamò Dio, rivolgendosi al cielo e dicendogli, arrabbiato: "Signore, riprenditi la donna perché ne ho davvero abbastanza! La mia pazienza non è grande come la tua: la donna che mi hai dato continua a parlare, mi sorride e poi mi fa il muso. È una lamentela continua, ride e poi piange, è triste poi è contenta, dice una cosa e poi il suo contrario, insomma non ne posso più. Ho bisogno di tranquillità e di silenzio: preferisco stare solo. Fammi il favore, riprenditela, perché con lei non posso vivere." Dio, che era previdente, non disse nulla e riprese la donna con sé.

Dopo un altro mese, l'uomo invocò il Creatore: "Signore, che stupido sono stato! Quanto mi pesa la solitudine! Quando lei girava per casa cantando il sole brillava nella nostra capanna. Adesso tutto è diventato freddo e triste. Ti prego, ridammi la donna, perché senza di lei non posso vivere." Dio, che era previdente, non disse nulla, e gli ridiede la donna.

Passò ancora un altro mese e l'uomo si inginocchiò nella savana invocando il Creatore: "Signore, abbi molta pazienza con me. Ogni volta che penso di aver fatto la cosa giusta, mi accorgo che ho sbagliato. Riprenditi la donna, perché mi ha fatto ancora impazzire: prima è contenta e mi accarezza, poi diventa una belva e mi tira addosso i carboni accesi. Cambia umore ogni volta che gira il vento e la mia vita è diventata un inferno." E il Creatore gli disse: "Uomo, se questa volta la riprendo non la vedrai mai più. Sappi che questa è la tua ultima opportunità: vuoi vivere con la donna o senza la donna?".

L'uomo alzò le braccia al cielo e piangendo implorò: "Signore aiutami, perché non so più cosa fare. Con la donna la mia vita è impossibile, ma senza la donna la mia vita è ugualmente impossibile."

E questa è la condizione dell'uomo.







(Se musica è la donna amata) 


Ma tu continua e perditi, mia vita, 
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.
Le danzatrici scuotono l'oriente
appassionato, effondono i metalli
del sole le veementi baiadere.
Un passero profondo si dispiuma
sul golfo ov'io sognai la Georgia:
dal mare (una viola trafelata
nella memoria bianca di vestigia)
un vento desolato s'appoggiava
ai tuoi vetri con una piuma grigia
e se volevi accoglierlo una bruna
solitudine offesa la tua mano
premeva nei suoi limbi odorosi
d'inattuate rose di lontano.

Mario Luzi




Luzi visto da "Nano" Campeggi

3 commenti:

sinforosa c ha detto...

Bellissime parole, grazie di cuore a nome di tutte le donne.
sinforosa castoro
http://sinforosacastoro.blogspot.com

Paolo Salvi ha detto...

Grazie per averle "raccolte".

Paolo Salvi ha detto...
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