giovedì 26 settembre 2013

Oh, quanta strada nei miei sandali...

Con esultanza ho ricevuto la notizia del riconoscimento a Gino Bartali quale "Giusto tra le Nazioni", secondo Yad Vashem. La cosa mi rallegra ma non sorprende, vista la personalità proto-ciclo-umano-multiforme del nostro tosco "Ginettaccio".

Le "leggende" non nascono per caso e Bartali si è meritato quel titolo proprio sulla sua pelle, prima ancora che sui tornanti impolverati da cui spuntava "quel naso triste come una salita" - recita di lui Paolo Conte (a proposito del decantato attributo bartaliano, pare che Gino abbia risposto a Conte risolutamente: "toh!, sarà bella la tu' nappa!")






Delle imprese eroiche d'un ciclismo e un mondo d'altri tempi, si è detto e ridetto di troppo, di più.
Ma tanti ancora non sapevano e nemmeno sospettavano quello che Bartali ha saputo fare - a rischio della vita - durante la persecuzione degli ebrei, dopo l'avvento delle leggi razziali del '38.
Per anni, approfittando del suo talento agonistico e soprattutto dei richiami che gli imponeva la coscienza, si è reso disponibile a trasportare, nascosti nel telaio della bicicletta, documenti e messaggi che hanno salvato la vita a centinaia di persone.


Di lui conservo un ricordo struggente, colmo di gratitudine e di quella sana ilarità che esprimeva con tanta naturalezza. Rammento quando, dal finestrino di '31, l'autobus che mi riportava a casa passando per Ponte a Ema, lo incrociavo con lo sguardo e ad un cenno della mano rispondeva con "gli occhi allegri da italiano in gita" - "oh grullo, 'ndo ttu vai?"
E mi risuonano ancora le battute infilate, tra un quartin di vino e una briscola con gli amici...
"se tu fossi lungo quanto tu se' bischero, tu berresti alle grondaie!". Oppure... "quando i bischeri volavano, a te ti davano da mangiare con la fionda!"

Bartali mi ricorda da vicino la Firenze di prima dell'alluvione del '66 - vero spartiacque civile e culturale di una città e un Paese che faccio sempre più fatica a riconoscere - quando, per ammortizzarne il trauma di quella "tonnara di passanti", un oste sul Lungarno assediato dalla melma scrisse: "oggi si fa solo piatti in umido!". E l'indomani, con l'odore di nafta che ti si imprime nella memoria come un rigo nero sulle pareti della cucina, il ciabattino sotto casa ribadì sulla serranda: "chiuso per nervoso".

Rimando via quei traumatici momenti facendo appello alla prontezza di spirito dei fiorentini che seppero reagire come veri "angeli del fango", prima delle celebrità e i tanti anonimi spiriti nobili giunti da ogni parte del mondo ad aiutarli a risollevarsi.
E guardo quelli che popolano festosamente Firenze in questi celebrati Mondiali di ciclismo e penso ancora a Bartali, che se la gode a vederli sfrecciare vestiti da extraterrestri dire, da dietro le cantonate del centro o sopra i tetti:
  " 'gli è tutto sbagliato, 'gli è tutto da rifare!!"






" e i francesi ci rispettano, che la balle ancora gli girano - e tu mi fai: 
"vogliamo andare al cine" - " ma va', al cine vacci tu!"

(za-zarazà - za-zarazà- za-zarazà-ra- za- za- za zà)

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