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mercoledì 4 dicembre 2013

Alba su Santa Maria del Fiore



Ci sono notti dove c’è elettricità nell’aria

e il sonno non riesce a vincerti.

Come potrebb’essere altrimenti!



Poi, d’improvviso…










È l'alba sulla Cupola e intorno Santa Maria del Fiore / 

Le rondini garriscono e fan festa al sorgere del sole. 


Tutto si ridesta / 


L'Amore che riaccende il giorno / spengendo la lanterna, sale. 

Di luce, di pace. Si tace. 













Ser Filippo Brunelleschi pensò ed eresse la Cupola della Città del Giglio, nota come Santa Maria del Fiore cui è dedicata, tra lo sgomento generale.

Correva l’Anno di Grazia 1420 quando iniziarono i lavori di costruzione di quell’ardito progetto che diverrà paradigma d’ogni architettura a venire.

Narrano le cronache dell’epoca che “gli diedero del grullo”, vale a dire che, ai nostri giorni, sarebbe stato rimpinzato di Prozac e condotto nel più vicino presidio socio-sanitario.

Insomma, lo considerarono matto! 



Presunto ritratto di Filippo Brunelleschi.
Masaccio.  S. Maria del Carmine (Cappella Brancacci), Firenze



Quel “grullo” del Brunelleschi - invece - realizzò, consegnando all’umanità intera tuttora attonita nell’ammirare la “sua” Cupola, un tale prodigio da lasciare sconvolti e imbarazzati. Sì, perché di fronte a tanta bellezza non c’è bisogno della sensibilità di Stendhal per rimanere turbati! (a due passi dal Duomo, in piazza Santa Croce, il celebre scrittore divenne preda di una sorta di vertigine - per “overdose” di bellezza - un disturbo che da lui prese il nome sindrome di Stendhal). 

La Cupola è lì - immobile e muta solo all’apparenza - da più di mezzo Millennio a ricordarci che... 
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.

Se la si osserva a lungo è come un cuore che pulsa, un’ anima che respira e ridà, in chi la cerca, il sentimento della propria innocenza originaria e gli infonde il coraggio di credere nella bellezza perduta.
(come diceva Drewermann del Nazareno). In un certo senso, ci re-infonde Vita!



È, per dimensioni, una delle più imponenti del pianeta e resta la cupola in muratura più grande del mondo, persino più del Pantheon di Roma e del Cupolone di San Pietro in Vaticano, opera di Michelangelo Buonarroti che “prese le misure” proprio dal Brunelleschi.

Il giorno in cui la Fabbrica del Duomo decise di re-illuminarla con un poderoso intervento di restauro, uno tra i Poeti più degni di questo nome (mai abbastanza celebrato), Mario Luzi da Firenze, si lasciò “sfuggire” questa lirica:

Oggi dalla loro oscurità vogliono gli uomini 
dirmi grazie, ed ecco
mi incendiano con i loro fari.
Così apparirò dunque 
più visibile ai sopraggiunti, 
più vista: sarò cercata, 
sarò protesa all'accoglienza 
io stessa, accogliente come devo. 


“Fiore della Fede” 

Mario Luzi visto da Silvano Campeggi



venerdì 8 marzo 2013

La Creazione della Donna



All'inizio Dio creò la terra e si riposò.
Poi creò l'uomo e si riposò.
Poi creò la donna, e da allora né Dio né l'uomo hanno più riposato!




da una novella siciliana di Giuseppe Pitrè
illustrata da Marcella Brancaforte

La Bella dalla Stella d'Oro

(edizioni arianna)





LA CREAZIONE DELLA DONNA
Le scelte dell'uomo in una leggenda africana


Quando il Creatore ebbe creato l'universo, la terra, i pianeti, il sole e la luna, ci pensò un po' su e poi decise di creare l'uomo, anche perché non aveva più nulla da fare.

Allora prese l'argilla che gli era avanzata dopo aver plasmato la terra, la bagnò con la saliva, la impastò e ne fece una figura con mani e piedi.

Ma il Creatore non era soddisfatto: quella statua molliccia rimaneva immobile e aveva un aspetto molto stupido. Allora il Creatore disse:

"Per forza non si muove: non le ho ancora dato la vita!". E soffiò la vita. Così la creatura si mosse, ma il Creatore non era ancora soddisfatto.

"Non deve solo muoversi, deve anche pensare, amare, combattere!". E soffiò nella creatura lo spirito, il sentimento e la volontà. Così venne creato l'uomo.

Passò qualche tempo e l'uomo cominciò a sentirsi solo: quando aveva finito di lavorare i campi o era tornato dalla caccia allora si sedeva davanti al fuoco e guardava il cielo con tristezza. Il Creatore ci pensò un po' su, poi decise che avrebbe dato all'uomo una compagna femmina, perché gli venne in mente che maschio e femmina insieme erano una cosa buona. Ma l'argilla era finita. Allora il Creatore si guardò intorno e prese un pizzico di qua e di là, una manciata a destra e una a sinistra, raccogliendo il profumo dei fiori, il calore del raggio di sole, la freschezza dell'erba, l'ostinazione della pietra, la risata della iena, il canto dell'usignolo, la morbidezza delle piume dello struzzo, lo sguardo della gazzella, la sinuosità del cobra, la dolcezza del miele, la vanità del pavone, la freddezza del diamante, l'abbraccio della liana, la chiacchiera del vento, l'instabilità delle nuvole, la ferocia del leopardo, la timidezza del cucciolo, la cattiveria della tempesta, la gioia della primavera, l'ardore del fuoco e il gelo del ghiaccio, la rabbia del vulcano e la calma della marea. Poi mise insieme tutto quello che aveva raccolto e lo mescolò, facendone una farina soffice da impastare. E venne fuori la donna, a cui il Creatore infuse la vita: e ne fu soddisfatto. Poi si ritirò sopra le nuvole, convinto di aver fatto una cosa buona.

Passò un mese e l'uomo chiamò Dio, rivolgendosi al cielo e dicendogli, arrabbiato: "Signore, riprenditi la donna perché ne ho davvero abbastanza! La mia pazienza non è grande come la tua: la donna che mi hai dato continua a parlare, mi sorride e poi mi fa il muso. È una lamentela continua, ride e poi piange, è triste poi è contenta, dice una cosa e poi il suo contrario, insomma non ne posso più. Ho bisogno di tranquillità e di silenzio: preferisco stare solo. Fammi il favore, riprenditela, perché con lei non posso vivere." Dio, che era previdente, non disse nulla e riprese la donna con sé.

Dopo un altro mese, l'uomo invocò il Creatore: "Signore, che stupido sono stato! Quanto mi pesa la solitudine! Quando lei girava per casa cantando il sole brillava nella nostra capanna. Adesso tutto è diventato freddo e triste. Ti prego, ridammi la donna, perché senza di lei non posso vivere." Dio, che era previdente, non disse nulla, e gli ridiede la donna.

Passò ancora un altro mese e l'uomo si inginocchiò nella savana invocando il Creatore: "Signore, abbi molta pazienza con me. Ogni volta che penso di aver fatto la cosa giusta, mi accorgo che ho sbagliato. Riprenditi la donna, perché mi ha fatto ancora impazzire: prima è contenta e mi accarezza, poi diventa una belva e mi tira addosso i carboni accesi. Cambia umore ogni volta che gira il vento e la mia vita è diventata un inferno." E il Creatore gli disse: "Uomo, se questa volta la riprendo non la vedrai mai più. Sappi che questa è la tua ultima opportunità: vuoi vivere con la donna o senza la donna?".

L'uomo alzò le braccia al cielo e piangendo implorò: "Signore aiutami, perché non so più cosa fare. Con la donna la mia vita è impossibile, ma senza la donna la mia vita è ugualmente impossibile."

E questa è la condizione dell'uomo.







(Se musica è la donna amata) 


Ma tu continua e perditi, mia vita, 
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.
Le danzatrici scuotono l'oriente
appassionato, effondono i metalli
del sole le veementi baiadere.
Un passero profondo si dispiuma
sul golfo ov'io sognai la Georgia:
dal mare (una viola trafelata
nella memoria bianca di vestigia)
un vento desolato s'appoggiava
ai tuoi vetri con una piuma grigia
e se volevi accoglierlo una bruna
solitudine offesa la tua mano
premeva nei suoi limbi odorosi
d'inattuate rose di lontano.

Mario Luzi




Luzi visto da "Nano" Campeggi

lunedì 18 febbraio 2013

Sogni attaccati al muro


Digerire è vivere. Nel senso che abbiamo bisogno di 
qualcosa da digerire, da trasformare, cioè, in immaginazione. 
... i sogni si nutrono della vita, quindi nel momento in cui sogni 
è il vero momento in cui vivi.
(Tom Waits)



"Sogni attaccati al muro" è il titolo della mostra retrospettiva che abbiamo dedicato a "Nano", al secolo Silvano Campeggi, strabiliante artista visivo, sublime cartellonista cinematografico.
Il catalogo, di cui all'epoca ho avuto il privilegio di curare la grafica, si apre come una finestra
spalancata sull'icona del Cinema della Hollywood che Campeggi ha frequentato
ad occhi aperti, ma con i piedi ben piantati sulle nuvole!

"Lascia che il cinema faccia la sua parte..."



"Nano", classe 1923, se n'è andato  - in punta di matita - nella canicola fiorentina di agosto del 2018 non prima di averci condotti per mano dentro la settima arte, attraverso i suoi manifesti che si sono impressi nella memoria collettiva
prima ancora delle pellicole destinate a fare la storia del Cinema.

Con l'eleganza e tutta la forza evocativa che solo un artista a tuttotondo
cresciuto nella bottega di Ottone Rosai poteva esprimere, "Nano" si inserisce nella scia del maestro Ballester, riconosciuto apripista di una tradizione illustrativa che aveva visto Capitani  e soprattutto il fiorentino Luigi Martinari, quindi Boccasile, dar vita a una scuola d'impareggiabile comunicativa, tutta italiana: quella dei cartellonisti del cinema.

Le(s) affiches di "Nano" hanno la caratteristica di anticipare e moltiplicare il sogno, 
sogno di cui si nutre la vita che di questa essenza è fatta e la celluloide intrisa. 

E allora...

"Lascia che il cinema faccia la sua parte /
che sono tutti sogni / solo sogni..."













... che si srotolano...







...come una pellicola...



... per lasciarci soltanto una voglia di ...
vita




"Nano" mi ricorda la battuta di un celebre film, Un dollaro d'onore, che recita:

"È talmente bravo che non sente mai il bisogno di dimostrarlo"

"Lascia che il cinema faccia la sua parte /
che sono tutti sogni / ... "
solo sogni?

Silvano Campeggi "Nano", il Pittore delle Stelle - Firenze, 1923 | 2018. Autoritratto