Visualizzazione post con etichetta Giuseppe Verdi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giuseppe Verdi. Mostra tutti i post

sabato 16 novembre 2013

Bianco, Rosso e VERDI !

"Dio perdona tante cose, per un'opera di misericordia!"
(Alessandro Manzoni)



Il termine misericordia - mi preme precisarlo - affonda le sue radici nell'etimo latino miseris-cor-dare, letteralmente "dare il cuore ai miseri". 

Ebbene:  "Vi sono delle nature virtuosissime che hanno bisogno di credere in Dio, altre che sono felici non credendo a niente. (...) 
Manzoni e Verdi, per esempio; "questi due uomini mi fanno pensare, sono per me un vero soggetto di meditazione", diceva Giuseppina Strepponi, la seconda moglie di Giuseppe Verdi che sul marito, affettuosamente, rincarava... "questo brigante si permette di essere ateo con un' ostinazione e una calma da bastonarlo!"

Già, che bel mistero queste loro personalità. Pio, devoto e (relativamente) osservante Manzoni, agnostico-mangiapreti, visceralmente emiliano, per giunta di robusta estrazione popolare, Verdi.
Uomini così differenti che il destino ha segnato accomunandoli nel dolore come nell'ardore artistico (e patriottico), consegnandoli alla storia dell'umanità prima ancora che dell'Arte.

Alessandro Manzoni


Manzoni era nato trentanni prima ed aveva già composto i Promessi Sposi quando Verdi ottenne il primo successo, negli anni Quaranta del'800. La vita non li ha risparmiati: entrambi hanno perduto moglie e figli. Furono eletti Senatori del neonato Regno d'Italia a cui hanno dato un solidissimo, sostanziale contributo: quando gli "eroi condottieri" si preoccupavano di fare l'Italia, Loro si procuravano di fare gli italiani! Si spesero - realmente - divenendo il riferimento culturale dell'Italia risorgimentale; attraverso le loro opere immortali, crearono un linguaggio comprensibile e popolare, abbattendo steccati e barriere di censo e di classe, contribuirono a creare un linguaggio nazionale comune, riconosciuto e imprescindibile.

Giuseppe Verdi

Nella vita si incontrarono appena una volta, quanto basta. Il Maestro di Busseto venerava Manzoni: "con lui finisce la più pura, la più sana, la più alta delle nostre glorie" - scrisse all'amica Maffei che si adoperò per farli incontrare.



Tricolore al telaio. Museo del Risorgimento di Torino


Sulla scorta di questi sentimenti, Verdi rimise mano al Requiem (che aveva già preparato per la scomparsa di Rossini, in collaborazione con altri colleghi, che tuttavia non andò a buon fine), ma questa volta - disse all'editore Giulio Ricordi - farò da solo! 

Confesso che non amo particolarmente le ricorrenze, ma nella vita ci sono le eccezioni. In questo caso sono più d'una: la prima, il Bicentenario della nascita di Verdi, la seconda il Ventesimo di costituzione de laVerdi di Milano grazie alla quale ho potuto riascoltare il Requiem magistralmente diretto da Zhang Xian. Un' Opera colossale, che presenta difficoltà tecniche notevoli, affrontata con rigore e un tocco energico ed esigente, tutto femminile.

Orchestra e Coro Sinfonico laVerdi di Milano
laVerdi. Auditorium di Milano

La Messa da Requiem che Verdi ri-compose, venne da Lui rappresentata nel primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni. Era il maggio del 1874. Dico rappresentata perché è a tutti gli effetti una grandiosa composizione costituita da sette parti, concepite come "atti" di un'opera che rappresentano, incarnano, il dramma e la speranza cristiana con momenti di purissima contemplazione. E' curioso come un "non credente" come Verdi abbia potuto esprimere tanta spiritualità: evidentemente lo spirito dell'Arte supera ogni steccato di genere!

Moderno Verdi (splendida versione al tratto del Maestro presso la metropolitana)


La travolgente sequenza del coro nel Dies Irae (più volte riproposta nel corso dell'Opera), coi colpi di grancassa in controtempo, fa tremare le vene e i polsi, per usare un'espressione dantesca! Ci scuote nel più profondo proprio come un monito che lega e accomuna il destino di ogni uomo.

La "modernità" di Manzoni e Verdi  non è oggetto di discussione:
è di Eternità che ci parla la Loro Opera !


Verdi "immortalato" in un manifesto nel centro di Milano. 

Giuseppe Verdi morì agli albori del nuovo secolo, nella notte tra il 26 e 27 gennaio 1901, nella stanza 105 dell'Hotel et de Milan assistito dalle persone a Lui più care. Le cronache riferiscono che - per non disturbare le ultime ore del Maestro - la strada sotto le finestre dell'Hotel venne cosparsa di paglia per attutire il rumore del traffico dell'epoca. 









mercoledì 20 marzo 2013

Il Dono e il Servo

Estrapolando Einstein

la mente intuitiva
è un dono celeste
e quella razionale
il servo fedele;

ma abbiamo 
creato un mondo che
ha esaltato il servo
e dimenticato il dono!



Ora, qui non si tratta più di fare "i conti della serva"
ma di prenderne atto e (cercare) di porvi rimedio.
A ciascuno il suo, ad ognuno la sua parte.
Consci che continuare a nascondere lo sporco sotto il tappeto non giova.
Mai sottovalutare il potere della negazione!

Ricorrere alla delega scaricando su altri le proprie responsabilità
è addirittura sconcio, indecente, ridicolo.

Affidarsi ai talismani degli imbonitori di turno capaci di estorcere il consenso 
attraverso il più consumato gioco delle tre carte 
è - più che rischioso - da masochisti.

Ridurre le proprie legittime, residue istanze in mano agli strepitosi urlatori
del "recinto delle grida" della politica odierna,
significa confondere la speranza con l'aspettativa
e veder evaporare in un fuoco fatuo 
il diritto-dovere di ri-sollevarsi!



Tricolore al telaio 
(dal Museo del Risorgimento di Torino)




Diceva il Mahatma Gandhi, che non mi stanco mai di ricordare:

"La propria identità (privata e pubblica)
non la si scopre in maniera diretta ma
impegnandosi verso una cosa 
più grande di noi"


Quella cosa è pubblica e privata insieme!
È riscoprendo il valore del bene comune come 
"il" proprio bene che potremo ri-sollevarci.

E questo, lo trovo particolarmente bello e urgente.
Bello come lo intendeva André Derain, il pittore francese che diceva:

"A differenza delle generazioni che ci hanno preceduto,
noi dobbiamo tendere verso la calma.
La calma è certezza.
La bellezza quindi
sarà un'aspirazione alla calma"



E, per non confondere la calma col sonno,
meditiamoci su
e corriamo ai ripari
agendo
(prima che sia troppo tardi)






Forse il nostro Giuseppe Verdi
ci può aiutare, col suo Nabucco
a renderci la carica e restituirci il senso 
del/nell'agire quotidiano,
che non è esattamente 
una romanza al chiaro di luna.

Buon ascolto miglior risveglio di speranza...


O t'ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù!






Va’ Pensiero, sulle tue ali d'oro
Va’ e posati sui pendii e sulle dolci colline,
Dove profuma tiepida e deliziosa,
L'aria della nostra terra natale.

Lascia le rive del Giordano,
Lascia le torri distrutte di Sion!
Oh mia Patria, così bella ma perduta,
Oh ricordo così caro, ma così doloroso.

Arpa d’oro ispiratrice dei grandi Poeti,
Perché taci e ti abbandoni al pianto?
Riaccendi nel nostro cuore i ricordi,
Parlaci ancora della nostra Storia gloriosa!

Memore della sorte di Gerusalemme,
Fai risuonare un canto di cocente dolore,
Oppure il Signore ti ispiri una musica,
Che sappia farci reagire alla sofferenza.


Post scriptum.:

Il proprio Paese va amato,
amato ancora di più
proprio quando meno se lo merita.
Proprio come la persona amata.