Visualizzazione post con etichetta Paolo Conte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Conte. Mostra tutti i post

martedì 4 febbraio 2014

Spazio all'Immaginazione


In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità,
a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa...

("Il Suonatore Jones"
da Non al Denaro Non all'Amore Né al Cielo
Fabrizio De André)



Ci sono serate difficili da raccontare, che è impossibile dimenticare.


Certo che ce ne vuole di coraggio a inerpicarsi tra gli sterrati sentieri della canzone d'autore, e la forza non può che procedere dall'amore per quello che si fa; il coraggio deriva dall'amare, sempre.


E allora ecco, come un torrente carsico, riaffiorare goccia su goccia un repertorio di sedimenti emozionali che appartengono al patrimonio collettivo di intere generazioni. Quelle sonorità riconosciute, riproposte e interpretate da chi queste acque ha navigato, consapevole dei rischi che quelle rapide rappresentano, sono una sfida che pochi possono permettersi.


L'altra sera, a "Spazio Musica", tre maestri-musicisti navigati come Ellade Bandini (batteria), Giorgio Cordini (corde), Mario Arcari (ance, ovvero qualsiasi cosa emetta un suono), ci hanno trasportato nel dorato regno della poesia investendoci di note, vere "gocce di splendore".
Hanno attraversato il repertorio a loro (e a noi) familiare di Fabrizio De André, Paolo Conte, Francesco Guccini, Ivano Fossati, passando da "Ho visto Nina volare" alle (sinuose) "prese di una verde milonga", per risalire la memoria prenatale di "Un Vecchio e un Bambino" e naufragare, infine, in "Mio fratello che guardi il mondo".


A loro, che sono stati la spina sonoro-dorsale dei padri della canzone-poesia d'autore, vada la nostra gratitudine per averci regalato una serata di memorabili vibrazioni.

Dove? A "Spazio Musica" in Pavia, il luogo (unico nel panorama italiano) dove poter sperimentare sensazioni ed emozioni che la dura legge della quotidianità non riesce a scalfire: l'immaginazione che è vita!





giovedì 26 settembre 2013

Oh, quanta strada nei miei sandali...

Con esultanza ho ricevuto la notizia del riconoscimento a Gino Bartali quale "Giusto tra le Nazioni", secondo Yad Vashem. La cosa mi rallegra ma non sorprende, vista la personalità proto-ciclo-umano-multiforme del nostro tosco "Ginettaccio".

Le "leggende" non nascono per caso e Bartali si è meritato quel titolo proprio sulla sua pelle, prima ancora che sui tornanti impolverati da cui spuntava "quel naso triste come una salita" - recita di lui Paolo Conte. (A proposito del decantato attributo bartaliano, pare che Gino abbia risposto a Conte risolutamente: "toh!, sarà bella la tu' nappa!")






Delle imprese eroiche d'un ciclismo e un mondo d'altri tempi, si è detto e ridetto di troppo, di più.
Ma tanti ancora non sapevano e nemmeno sospettavano quello che Bartali ha saputo fare - a rischio della vita - durante la persecuzione degli ebrei, dopo l'avvento delle leggi razziali del '38.
Per anni, approfittando del suo talento agonistico e soprattutto dei richiami che gli imponeva la coscienza, si è reso disponibile a trasportare, nascosti nel telaio della bicicletta, documenti e messaggi che hanno salvato la vita a centinaia di persone. Già: "Il bene si fa ma non si dice", avrebbe commentato Gino Bartali!


Di lui conservo un ricordo struggente, colmo di gratitudine e di quella sana ilarità che esprimeva con tanta naturalezza. Rammento quando, dal finestrino di '31, l'autobus che mi riportava a casa passando per Ponte a Ema, lo incrociavo con lo sguardo e ad un cenno della mano rispondeva con "gli occhi allegri da italiano in gita" - "oh grullo, 'ndo ttu vai?"
E mi risuonano ancora le battute infilate, tra un quartin di vino e una briscola con gli amici...
"se tu fossi lungo quanto tu se' bischero, tu berresti alle grondaie!". Oppure... "quando i bischeri volavano, a te ti davano da mangiare con la fionda!"

Bartali mi ricorda da vicino la Firenze di prima dell'alluvione del '66 - vero spartiacque civile e culturale di una città e un Paese che faccio sempre più fatica a riconoscere - quando, per ammortizzarne il trauma di quella "tonnara di passanti", un oste sul Lungarno assediato dalla melma scrisse: "oggi si fa solo piatti in umido!". E l'indomani, con l'odore di nafta che ti si imprime nella memoria come un rigo nero sulle pareti della cucina, il ciabattino sotto casa ribadì sulla serranda: "chiuso per nervoso".

Rimando via quei traumatici momenti facendo appello alla prontezza di spirito dei fiorentini che seppero reagire come veri "angeli del fango", prima delle celebrità e i tanti anonimi spiriti nobili giunti da ogni parte del mondo ad aiutarli a risollevarsi.
E guardo quelli che popolano festosamente Firenze in questi celebrati Mondiali di ciclismo e penso ancora a Bartali, che se la gode a vederli sfrecciare vestiti da extraterrestri dire, da dietro le cantonate del centro o sopra i tetti:
  " 'gli è tutto sbagliato, 'gli è tutto da rifare!!"






...tra i francesi che si incazzano / e i giornali che svolazzano / e tu mi fai: - "dobbiamo andare al cine" / -"vai al cine, vacci tu!".  
za-zarazà - za-zarazà- za-zarazà-ra- za- za- za zà!!

giovedì 24 gennaio 2013

Canzone per te




Oggi desidero dedicare il post a tutte le Donne, o meglio, a ogni Donna intesa come fiore.
Fiore che qualcuno ha definito: "la rugiada dell'Altissimo", "il culmine della Creazione."
Qualcun altro Le ha dedicato un'intera Commedia, tra Cielo e terra. (...)

A me piace sillabare la frase: si-amo-qui-per-il-Sì-di-una-Donna.
(qualche buontempone agnostico potrà precisare: e anche perchè qualcuno ci ha messo del suo!)

Personalmente ho - sempre - finito coll'arrendermi davanti a tanto mistero. Sì, perché la creatura Donna è e rimarrà un mistero (addirittura a loro stesse).

"Le donne odiavano il jazz" - recita sommessamente Paolo Conte - "non si capisce il motivo".
E Fabrizio De Andrè ha dedicato loro le più struggenti pagine della canzone d'autore; da Marinella a Ho visto Nina volare, passando per Bocca di Rosa, tanto per citare solo le più celebri.
Lo stesso Fabrizio - assieme a Federico Fellini - si arrendeva di fronte a cotanto mistero.
Sono, dunque, in ottima compagnia, non c'è che dire.
Del resto, lo stesso Padreterno se ha creato prima l'uomo e poi la donna avrà avuto i suoi motivi, no? Già... sbagliando s'impara!!
(e pensare che Madame de Staël, alla fine del '700, aveva detto: "sono contenta di non essere nata uomo, perché mi sarebbe toccato in sorte di sposare una donna!")

Vacci a capire qualcosa co 'ste donne!!

Il terreno si fa minato, lo sento.
Provvedo subito ad aggiustare il tiro adempiendo la promessa con la quale ho esordito, e lo faccio - con tutto il sentimento - dedicando loro "Canzone per te", nell'insolita interpretazione di una meravigliosa Donna: Mina.






Adesso, rimettendomi alla clemenza della corte, riformulo la dedica:

"a ogni Donna pensata come fiore, in un attimo di libertà"