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domenica 22 novembre 2020

Abbandonarsi alla vita



 La semplicità è molto di più dell'accettazione di sé. Significa essere con se stessi, con infinita benevolenza.
"Sulla semplicità" di Alexandre Jollien

 

Capperi, su muro a secco


 

Questa immagine che ho impresso nell'obiettivo risale ad una sosta di cammino in Casentino, un luogo al confine (e di confine) nella più apocrifa e riposta Terra di Toscana.

E mi aiuta a ricordare quello che scriveva in "Umano, troppo umano" - a proposito della semplicità - un insolito Nietzsche: Un modo di vivere semplice è oggi difficile: c'è bisogno per esso di molta più riflessione e inventiva che persone anche molto valenti non abbiano. È complicato essere semplice, sembra dire! È complicato restare nudi di fronte alla vita, rincara la dose Alexandre Jollien. "Tutto avviene come se la nostra mente lavorasse dal mattino alla sera a complicare l'esistenza, a fare paragoni, ad attendere circostanze che non arriveranno mai, a rimpiangere un passato che è passato per sempre. Condurre una vita semplice significa abbandonarsi a tutto.”

Insomma, la mente si dà da fare per creare problemi dove non ce ne sono! Così conclude e ci indica Jollien: "Cominciare una vita semplice significa domandarsi che cos'è centrale nella propria vita: i problemi, le irritazioni, le tensioni? E poi vivere, semplicemente. La semplicità è molto di più dell'accettazione di sé. Significa essere con se stessi, con infinita benevolenza.

Cercare la semplicità, l'abbandono, la gioia che sono già dentro di noi. La felicità, dunque! 


martedì 5 marzo 2013

Il Segreto della Primavera (o della Felicità)



Lo sguardo dell’innocenza 









Nulla come 

lo sguardo di un bambino 

ci ricorda 

con tanta precisione e senza ambiguità 

ciò che sarebbe o sarebbe stato giusto fare. 




Nulla 

riesce a raccontare così bene 

la meraviglia dei sogni, 

l'unicità dell'amore, 

la stupidità della violenza 

e la sottile cattiveria dell'indifferenza. 




Nulla 

ci aiuta di più a rimettere in ordine 

la nostra scala dei valori. 




Nulla ci ricorda in maniera così vivida 

come avremmo voluto e dovuto essere: 

liberi, innocenti e felici. 




(Mauro Pagani) 




Queste le agro-dolci “note” di Mauro Pagani, straordinario musicista, cantore di quel meraviglioso “romanzo d’avventura” tinto di sonorità tutte mediterranee
 – Crêuza de Mä – 
tratto dal genio letterario di Fabrizio De Andrè che, con quest’Opera, hanno lasciato un segno inconfondibile nella storia della musica e della
canzone-poesia d’Autore.



A ben guardare
non c’è FELICITÀ
senza LIBERTÀ



Conviene, visto l’argomento, rispolverare il capolavoro di Nietzsche,
“Così parlò Zarathustra”, dove il bambino che gioca ottiene miglior considerazione
rispetto all’adulto tutto dedito ad accumulare nozioni e utensili.

Un attimo di attenzione, prego.


Il primo discorso che tiene Zarathustra è intitolato “Delle tre metamorfosi”.

Vi si racconta dello spirito che diventa cammello, del cammello che 
si trasforma in leone, e del leone che, da ultimo, si fa bambino.

Il cammello simboleggia l’uomo che sottostà, curvo e docile, al peso degli innumerevoli “tu devi!”, impostigli dall’esterno. Proprio mentre procede nel deserto, lento sotto il carico sempre più insopportabile, il cammello vive la sua trasformazione in leone.

Fuori metafora, l’uomo, superato lo stadio della servitù radicale, riesce a liberare la libertà che dorme in lui.

Ma la libertà che dice “no!”, “non ne posso più!”, “basta!” è libertà puramente negativa: libertà “da” qualcosa, non libertà “di” o “per” fare qualcosa.

Al “tu devi” che piega il cammello, il leone contrappone il suo “io voglio!”, ostinato, caparbio, rigido, privo cioè del carattere proprio della volontà creatrice: la scioltezza o elasticità.

Queste doti sono invece prerogativa del fanciullo, definito da Nietzsche “innocenza e oblio”, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.


(Francesco Pasetto, “Il Beato Torello da Poppi” – 1996)



Chi meglio di un bambino
(o di colui che non dimentica di esserlo stato)
sa cogliere ciò che c’è di MERAVIGLIOSO ?







Forse è questo il segreto di una vita felice:

nessuna regola da seguire, nessun problema da evitare, 
ma una profonda umiltà, 
l'accettazione totale dei dolori e delle promesse della vita.


(George Vaillant)