Visualizzazione post con etichetta valori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta valori. Mostra tutti i post

sabato 18 ottobre 2014

Quando la Musica salva la vita e risana un mondo di dolori

La Musica salva la vita e risana un mondo di dolori.



Sembra un compito impossibile, invece così non è. Già quarant'anni fa il maestro venezuelano José Antonio Abreu ha fatto un miracolo dando vita a una profonda rivoluzione sociale attraverso l'insegnamento della musica (linguaggio complesso ma universale) ai bambini dai tre ai quattordici anni.

L'intento era, e rimane, quello di "fare orchestra" di "con-certare", di stare insieme per costruire una "sin-fonia". Solo così inserendo, suggerendo nuovi valori, potremo formare una nuova generazione e costruire una nuova società di uomini.

A questo aveva profondamente creduto anche il maestro Claudio Abbado, purtroppo recentemente scomparso.

(Roberto Campagnano, Direttore Associazione Amici di Abreu)
da: Lettere Commenti & Idee di "Repubblica", giovedi 16 ottobre 2014


Nella foto con uno dei gioielli della factory nazionale venezuelana, Gustavo Dudamel


«Desidero salutare tutti gli amici qui riuniti per un progetto nel quale convivono due aspirazioni.

La prima è quella di rendere omaggio a José Antonio Abreu e alle sue realizzazioni. Abbiamo cercato, con alcuni amici musicisti, di accrescere e rafforzare ulteriormente "El Sistema" da lui ideato in Venezuela, che coinvolge un numero enorme di ragazzi: oggi sono più di 400.000 e oltre 2 milioni dall'avvio del progetto 35 anni fa. Abbiamo portato la nostra esperienza facendo concerti, insegnando, avvicinando sempre più musicisti europei che andassero in Venezuela a portare il proprio contributo.

La seconda aspirazione è quella di aiutare a trasferire in Italia i principi fondamentali del Sistema Abreu. Tant'è vero che, a imitazione del modello venezuelano, in ogni Regione italiana sono già sbocciate molte realtà che è bene ora portare in un alveo comune. I motivi per i quali è urgente e necessario importare nel nostro Paese questa realtà sono diversi. In primo luogo perché è chiaro a tutti che "così non va", che qualcosa, nella nostra società, va fatta. Non sono purtroppo assenti, anche da noi, sacche di povertà e disagio dove le prime e più vulnerabili vittime sono i ragazzi. (...) E allora ecco che fare musica insieme, studiarla e praticarla sono tutti strumenti che rendono possibile il riscatto. Abreu lo ha chiaramente dimostrato a tutto il mondo.

Un' ulteriore ragione, non meno importante. La gioventù è stata letteralmente depredata da prospettive credibili, per le quali valga lo sforzo e la gioia della realizzazione. Non solo chi è nel disagio, ma forse ancor più chi abita il benessere, viene manipolato per diventare un conformista, un animale compratore, un ebete che si nutre solo di superficialità.

Una vita piena di musica e di cultura è sicuramente un argine a tutto ciò. Chi ha avuto il privilegio di crescervi faccia, come proviamo a fare oggi, qualcosa perché altri vi crescano a loro volta».


Questo l'intervento del compianto M° Claudio Abbado, al convegno organizzato da Federculture e dalla Scuola di Musica di Fiesole nel novembre 2010.


Un "Sistema italiano alla Abreu" - fortemente voluto e promosso da Claudio Abbado - non solo non può e non deve andare perduto, ma è la più credibile e spendibile risposta alla desertificazione imperante dei nostri giorni!

venerdì 13 settembre 2013

Cari esseri umani...

In ciò in cui crediamo, c'è resurrezione !


Cari esseri umani, uomini e donne, l'alternativa di un futuro di valori, cultura e civiltà è nelle nostre scelte, nelle nostre speranze...

Così termina (e riapre la questione) l'articolo, apparso su "Libertà" del primo settembre scorso, di Augusto Gughi Vegezzi intorno al mistero e al fascino intrigante della Madonna Sistina di Raffaello Sanzio.

Nessun pittore esaminò l'animo della "ragazza Maria", come (solo) lui ha saputo indagare; un capolavoro d'introspezione che ritrae una ragazza piena di vita, energica, esuberante, una forza della natura ma non come le figure greco-romane. Qui Raffaello ha creato una Maria donna integrale, che ha una carnalità vibrante insieme a un'interiorità intensa, vive non nell'eternità della gloria dei cieli, ma anima e corpo, qui e ora, il suo tempo e luogo preciso (deciso n.d.r.).

Cammina, marcia avanti, col suo carico fisico e simbolico, in missione, guardando con i suoi neri occhi pensosi il futuro redento.




"Madonna Sistina" (particolare)



Lo scrittore Grossman considera questa immagine "la più atea che ci sia" dedicandole pagine di struggente bellezza. Per lui questa Maria è rivoluzionaria ma in senso diverso, differente, nel senso della rivoluzione cristiana. Raffaello intuisce tutto questo e lo esprime straordinariamente.

Nel suo capolavoro pone in evidenza il rovesciamento del senso del tempo; ne sottolinea la cesura epocale tra il tempo di prima e quello che viene (e che non sarà più lo stesso!), la fine del tempo statico e dell'antichità e l'inizio di quello dinamico della nostra civiltà ponendolo - questa è la vera novità - in braccio alla "ragazza Maria". La rivoluzione del tempo e la riconciliazione fuse in un unicum di divina genialità, come un sorriso da cui si spalanchi il cielo.

E ancora Vasilij Grossman ne esalta il senso carismatico e universalmente umano di questa creatura destinata a segnare tutte le generazioni a venire e, nell'epoca della deriva in progress, ci viene in soccorso dicendo:
"quanto la vita deve essere preziosa e magnifica, e che non c'è forza al mondo in grado di costringerla a trasformarsi in qualcosa che, benché assomigli esteriormente alla vita, non è più vita. La forza della vita, la forza di ciò che è umano nell'uomo, è immensa, e la violenza più potente non può asservire questa forza, essa può solo ucciderla".

"La bellezza della Madonna è saldamente legata alla vita terrena. È democratica, umana; è la bellezza di tante, tantissime persone – gialli con gli occhi a mandorla, gobbi con il naso lungo, neri con i capelli crespi e le labbra tumide. È universale. La Madonna è anima e specchio dell’uomo e chiunque la guardi coglie in Lei l’umano: è l’immagine del cuore materno, per questo la sua bellezza è intrecciata, fusa in eterno con la bellezza che si cela – profonda e indistruttibile – ovunque nasca e cresca la vita – nelle cantine, nei solai, nei palazzi e nelle topaie".





"Madonna Sistina", Raffaello Sanzio


È curioso notare come di questo dipinto siano divenuti famosi - ancora più dell'insieme - gli angioletti pensierosi ai piedi della composizione prospettica dell'opera. Trovo oltremodo geniale il fatto di rappresentare il bisogno che abbiamo di sdrammatizzare che Raffaello ha saputo cogliere in un gesto, quello degli angeli, di compassionevole, universale umanità. Quel sentimento di comprensione e partecipazione alla nostra comune natura di creature fatte "per seguir virtute e canoscenza".

mercoledì 20 marzo 2013

Il Dono e il Servo

Estrapolando Einstein

la mente intuitiva
è un dono celeste
e quella razionale
il servo fedele;

ma abbiamo 
creato un mondo che
ha esaltato il servo
e dimenticato il dono!



Ora, qui non si tratta più di fare "i conti della serva"
ma di prenderne atto e (cercare) di porvi rimedio.
A ciascuno il suo, ad ognuno la sua parte.
Consci che continuare a nascondere lo sporco sotto il tappeto non giova.
Mai sottovalutare il potere della negazione!

Ricorrere alla delega scaricando su altri le proprie responsabilità
è addirittura sconcio, indecente, ridicolo.

Affidarsi ai talismani degli imbonitori di turno capaci di estorcere il consenso 
attraverso il più consumato gioco delle tre carte 
è - più che rischioso - da masochisti.

Ridurre le proprie legittime, residue istanze in mano agli strepitosi urlatori
del "recinto delle grida" della politica odierna,
significa confondere la speranza con l'aspettativa
e veder evaporare in un fuoco fatuo 
il diritto-dovere di ri-sollevarsi!



Tricolore al telaio 
(dal Museo del Risorgimento di Torino)




Diceva il Mahatma Gandhi, che non mi stanco mai di ricordare:

"La propria identità (privata e pubblica)
non la si scopre in maniera diretta ma
impegnandosi verso una cosa 
più grande di noi"


Quella cosa è pubblica e privata insieme!
È riscoprendo il valore del bene comune come 
"il" proprio bene che potremo ri-sollevarci.

E questo, lo trovo particolarmente bello e urgente.
Bello come lo intendeva André Derain, il pittore francese che diceva:

"A differenza delle generazioni che ci hanno preceduto,
noi dobbiamo tendere verso la calma.
La calma è certezza.
La bellezza quindi
sarà un'aspirazione alla calma"



E, per non confondere la calma col sonno,
meditiamoci su
e corriamo ai ripari
agendo
(prima che sia troppo tardi)






Forse il nostro Giuseppe Verdi
ci può aiutare, col suo Nabucco
a renderci la carica e restituirci il senso 
del/nell'agire quotidiano,
che non è esattamente 
una romanza al chiaro di luna.

Buon ascolto miglior risveglio di speranza...


O t'ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù!






Va’ Pensiero, sulle tue ali d'oro
Va’ e posati sui pendii e sulle dolci colline,
Dove profuma tiepida e deliziosa,
L'aria della nostra terra natale.

Lascia le rive del Giordano,
Lascia le torri distrutte di Sion!
Oh mia Patria, così bella ma perduta,
Oh ricordo così caro, ma così doloroso.

Arpa d’oro ispiratrice dei grandi Poeti,
Perché taci e ti abbandoni al pianto?
Riaccendi nel nostro cuore i ricordi,
Parlaci ancora della nostra Storia gloriosa!

Memore della sorte di Gerusalemme,
Fai risuonare un canto di cocente dolore,
Oppure il Signore ti ispiri una musica,
Che sappia farci reagire alla sofferenza.


Post scriptum.:

Il proprio Paese va amato,
amato ancora di più
proprio quando meno se lo merita.
Proprio come la persona amata.








martedì 5 marzo 2013

Il Segreto della Primavera (o della Felicità)



Lo sguardo dell’innocenza 









Nulla come 

lo sguardo di un bambino 

ci ricorda 

con tanta precisione e senza ambiguità 

ciò che sarebbe o sarebbe stato giusto fare. 




Nulla 

riesce a raccontare così bene 

la meraviglia dei sogni, 

l'unicità dell'amore, 

la stupidità della violenza 

e la sottile cattiveria dell'indifferenza. 




Nulla 

ci aiuta di più a rimettere in ordine 

la nostra scala dei valori. 




Nulla ci ricorda in maniera così vivida 

come avremmo voluto e dovuto essere: 

liberi, innocenti e felici. 




(Mauro Pagani) 




Queste le agro-dolci “note” di Mauro Pagani, straordinario musicista, cantore di quel meraviglioso “romanzo d’avventura” tinto di sonorità tutte mediterranee
 – Crêuza de Mä – 
tratto dal genio letterario di Fabrizio De Andrè che, con quest’Opera, hanno lasciato un segno inconfondibile nella storia della musica e della
canzone-poesia d’Autore.



A ben guardare
non c’è FELICITÀ
senza LIBERTÀ



Conviene, visto l’argomento, rispolverare il capolavoro di Nietzsche,
“Così parlò Zarathustra”, dove il bambino che gioca ottiene miglior considerazione
rispetto all’adulto tutto dedito ad accumulare nozioni e utensili.

Un attimo di attenzione, prego.


Il primo discorso che tiene Zarathustra è intitolato “Delle tre metamorfosi”.

Vi si racconta dello spirito che diventa cammello, del cammello che 
si trasforma in leone, e del leone che, da ultimo, si fa bambino.

Il cammello simboleggia l’uomo che sottostà, curvo e docile, al peso degli innumerevoli “tu devi!”, impostigli dall’esterno. Proprio mentre procede nel deserto, lento sotto il carico sempre più insopportabile, il cammello vive la sua trasformazione in leone.

Fuori metafora, l’uomo, superato lo stadio della servitù radicale, riesce a liberare la libertà che dorme in lui.

Ma la libertà che dice “no!”, “non ne posso più!”, “basta!” è libertà puramente negativa: libertà “da” qualcosa, non libertà “di” o “per” fare qualcosa.

Al “tu devi” che piega il cammello, il leone contrappone il suo “io voglio!”, ostinato, caparbio, rigido, privo cioè del carattere proprio della volontà creatrice: la scioltezza o elasticità.

Queste doti sono invece prerogativa del fanciullo, definito da Nietzsche “innocenza e oblio”, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.


(Francesco Pasetto, “Il Beato Torello da Poppi” – 1996)



Chi meglio di un bambino
(o di colui che non dimentica di esserlo stato)
sa cogliere ciò che c’è di MERAVIGLIOSO ?







Forse è questo il segreto di una vita felice:

nessuna regola da seguire, nessun problema da evitare, 
ma una profonda umiltà, 
l'accettazione totale dei dolori e delle promesse della vita.


(George Vaillant)

mercoledì 27 febbraio 2013

Quando osservi



Quando osservi a lungo una rosa
che ha ferito un muro e ti dici:
Ho la speranza di guarire dalla sabbia,
il tuo cuore verdeggia…

Quando accompagni una donna al circo
in una giornata bella come un’icona…
e ti presenti come ospite alla danza dei cavalli,
il tuo cuore arrossisce…

Quando conti le stelle, ti sbagli
dopo la tredicesima e ti assopisci
come un fanciullo
nel blu della notte,
il tuo cuore imbianca…

Quando cammini e non vedi il sogno
camminare davanti a te come l’ombra,
il tuo cuore ingiallisce…


(Maĥmud Darwish)





Quando si parla di certe 
cose
meglio avere le prove!




Quando osservi a lungo una rosa
che ha ferito un muro e ti dici:





Ho la speranza di guarire dalla sabbia,





il tuo cuore verdeggia…




Quando accompagni una donna al circo

in una giornata bella come un’icona…





e ti presenti come ospite alla danza dei cavalli,





il tuo cuore arrossisce…



Quando conti le stelle, ti sbagli
dopo la tredicesima e ti assopisci

come un fanciullo


nel blu della notte,





il tuo cuore imbianca…



Quando cammini e non vedi il sogno
camminare davanti a te come l’ombra,


il tuo cuore ingiallisce…


DEDICATO 
a tutti coloro che, come l'ostrica,
trasformano nella vita 
gli irritanti granelli di sabbia 
in una perla.

(o conservano, come me, la speranza di... "guarire dalla sabbia")

lunedì 25 febbraio 2013

Figli delle stelle o... dello spread?



I nostri sentimenti e il nostro senso estetico, risorse essenziali per la produzione creativa, si proiettano nel futuro solo se si rivolgono al bene dell'umanità. Insomma, tutte le funzioni organiche e psichiche si sviluppano in modo sano solo se implicano il sentimento sociale (...).

Forse arriverà un'epoca in cui il sentimento sociale sarà spontaneo per l'uomo come il respiro. Nel frattempo possiamo cercare di comprendere questa evoluzione e insegnarla agli altri. 

Alfred ADLER
"Il senso della vita"






Mi emoziono ogni volta  che penso a Mohandas Gandhi, 
Il Mahatma (che in sanscrito significa Grande Anima).

Pensare che un Uomo del genere abbia davvero calcato questa terra 
mi da' le vertigini, altro che la sindrome di Stendhal!




Come disse E. Drewermann del Nazareno, il Cristo,
io credo che Gandhi sia stato capace di ridare ai "suoi" 
quel sentimento di innocenza originaria 
e infondere il coraggio di credere nella bellezza perduta.
Sia stato, cioè, capace di trasmettere (al suo popolo) 
il desiderio di libertà, di dignità che alberga nel cuore di ogni uomo.

Attraverso il Satyagraha - la lotta nonviolenta resa azione quotidiana -
ha offerto una via di uscita dalla follia all'intera umanità.




Oggi, nel nostro mondo colonizzato dal nulla, deprivato del sogno, oppresso da un potere occulto che ci vorrebbe preda dello spread
un mondo che ha confuso - tra le altre cose - il benessere con il comfort, 
bisogna risvegliare l'alpinista che c'é in noi.

Il Bonatti "delle stelle", se vogliamo tornare a rivederle!!



"Io vi sto chiedendo di combattere!"





"Quando dispero, io ricordo che nel corso di tutta la storia 
la via dell'amore e della verità ha sempre vinto. 
Ci sono stati tiranni, macellai, e per un po' possono sembrare invincibili; 
ma la conclusione è che cadono sempre. 
Riflettici: sempre."

Mohandas Gandhi, Il Mahatma



sabato 23 febbraio 2013

La Bellezza della Vita



"I combattimenti difficili vengono riservati solo a chi ha 
un coraggio esemplare"

(Francesco d'Assisi, in Tommaso da Celano)





Oggi voglio raccontarvi una storia, una bellissima storia, 
una storia stupenda: 
quella del mio fraterno amico Wolfgang.







Il suo nome, Wolfgang, significa "colui che apre la strada".
Wolfgang è cieco ed io, prima di conoscerlo, 
sognavo ricorrentemente di diventarlo. Un incubo!

Poi, un giorno di tanti anni fa, ci siamo incontrati.

Prendetevi del tempo, per piacere.
Del tempo tutto per voi; possibilmente in silenzio.

Questa è la sua storia: quella di Wolfgang nel "giardino dei suoni".







“Guarigione non significa riparazione, 
ma spiegamento e realizzazione delle umane possibilità.”







“Se si osserva molto attentamente, si può trovare un linguaggio comune, 
anche in condizioni difficilissime. Può essere un suono, 
un tocco, una risata o un concerto di uccelli. 
In quel secondo in cui avviene il contatto, nasce qualcosa di misterioso. 
Come una piccola luce, che si accende all’improvviso e illumina l’oscurità. 
Se si riesce a generare questa scintilla,
 allora quel momento è per me di grande bellezza.”

(Wolfgang Fasser)





Alla fine di ogni incontro ci salutiamo dicendo:
"Ci vediamo!"


Dimenticavo.
Nessuno è perfetto: lui è svizzero!



venerdì 22 febbraio 2013

Sentimento di appartenenza



"Cultura è la consapevolezza di quello che si è e di quello che si ha: 
il paesaggio, il patrimonio d'arte, di natura, di monumenti. 
Rappresenta la nostra identità, quell'identità 
per cui in passato siamo stati amati e visitati, 
quell'identità dalla quale bisogna ripartire per ritrovare l'orgoglio di essere italiani."

Un sentimento che è vivo...





Cultura è anche rispetto. 
Rispetto prima di tutto per le persone, ma anche per ciò che è di tutti.

Ilaria Borletti Buitoni
(Già Presidente FAI, Fondo Ambiente Italiano)


Il Sentimento di appartenenza Culturale
ci riguarda molto da vicino.
In quanto italiani abbiamo il privilegio e la responsabilità di custodire 
un patrimonio storico-artistico-paesaggistico
che non ha eguali nel mondo;
un patrimonio immenso
che costituisce e fonda la nostra identità,
una ricchezza inestimabile e tangibile
da proteggere, salvaguardare e valorizzare.

I due terzi del patrimonio artistico mondiale è conservato nel nostro Paese.
Sono le nostre vere radici culturali
alle quali attingere per risollevarci.
E delle quali essere fieri
alla condizione di averne rispetto.
Rispetto di noi stessi.




E' nostro preciso diritto-dovere vigilare e pretendere che 
i Principi Fondamentali della Costituzione Italiana
siano rispettati e applicati.

Riascoltiamoli, insieme...



  

La bellezza, insieme all'amore, la verità e la giustizia, 
rappresenta un'autentica promozione spirituale. 
Gli uomini, le ideologie, gli stati che dimenticheranno una sola di queste
 forze creatrici, 
non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà.

(Adriano Olivetti)

venerdì 8 febbraio 2013

Molto viaggiai

MAGNOLIA




Questo componimento poetico in haiku è opera del fotoreporter Angelo Tondini.
Angelo, che per lavoro ha girato il mondo in ogni direzione, un giorno, sbirciando dalla finestra del suo studio milanese ha scoperto... un altro mondo.  

Angelo aveva appena fatto la scoperta del suo... "luogo".


Molto viaggiai

poi vidi quei fiori

sbocciare lenti

Avevo tutto

e non me ne ero accorto

qui nel giardino





Se rivedessimo quel singolare personaggio dell'antica Grecia - Diogene - andarsene per le strade del mondo in pieno giorno con la sua lampada accesa, di nuovo alla ricerca d'un uomo esemplare, non lo troveremmo in un centro commerciale (non-luogo per antonomasia) rigurgitante di gente,
tanto meno in un reality show; piuttosto, lo vedremmo addentrarsi in un "luogo" semideserto dove, tra una pozza d'acqua e una foglia di faggio, quell'uomo potrebbe rispecchiarsi.

Ci sono luoghi di espiazione (generalmente quelli della nostra "nascita") e luoghi di elevazione, ovvero gli altri, che scegliamo nel corso della vita quando ci è data la possibilità di mettersi alla prova. 

Il monte della Verna, per Francesco di Assisi è stato uno di questi.
...Ove, tra il crudo sasso intra  Tevero et Arno
ricevette l'ultimo Sigillo, dice Dante.
Insomma, alla Verna Francesco, com'è noto, non venne in agriturismo ma a ricevere le Stimmate. 
Correva l'A.D.1224 e, da quell'impercettibile istante, quel monte diverrà uno dei luoghi per eccellenza.





Un paio di secoli più tardi, sotto quello stesso cielo che dopo di lui verrà ricordato come pierfrancescano,  un certo Piero della Francesca, appunto, avrebbe spalancato le porte all'Umanesimo, guardando con una prospettiva nuova le cose circostanti.
Dopo di lui niente è più come prima.


Nella chiesa di S. Francesco ad Arezzo è conservato il magniloquente ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce che, insieme alla Madonna del Parto in Monterchi ed alla Resurrezione conservata nel suo borgo natale, Sansepolcro, continuano a darci le vertigini. 



E a riconciliarci con il mondo






Se solo riuscissimo a scorgere la magnolia del nostro giardino,
faremmo del nostro tempo il luogo della resurrezione permanente.




"Eppure io credo che se ci fosse un po' più di silenzio, se tutti facessimo un po' di silenzio, 
forse qualcosa potremmo capire"

(dal film "La Voce della Luna" di Federico Fellini)


domenica 27 gennaio 2013

La Stella della Memoria


La Stella della Memoria



Era il 1938 quando, nel nostro Paese, vennero varate le "leggi razziali" 
in ragione delle quali milioni di persone vennero discriminate, perseguitate, torturate e uccise.

Quelle leggi costituiscono una macchia incancellabile 
 e le loro tragiche conseguenze un monito per tutte le generazioni a venire.

La natura stessa delle cose indica ciò che la coscienza reclama: 
l'eguaglianza tra gli uomini.

"Cose uguali ad una stessa cosa sono uguali tra loro"
Euclide  

Esercitare la memoria ed essere vigilanti - senza mai abbassare la guardia -
 è preciso compito di ognuno.

Ce lo ricorda limpidamente
Hannah Arendt ne "La banalità del male"

"... il male può invadere e devastare tutto il mondo
perché cresce in superficie come un fungo. 
Esso sfida il pensiero perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, 
andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla.
Questa è la sua banalità".
"...la mia opinione è che il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, 
e non possegga né la profondità né una dimensione demoniaca".

"Solo il bene ha profondità e può essere integrale."



Nella sua immane tragicità, quel grottesco "manifesto della razza"
ha ispirato una della pagine più (s)drammatiche della comicità di Roberto Benigni.




"Conosco una sola razza: quella umana"
Albert Einstein