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venerdì 13 settembre 2013

Cari esseri umani...

In ciò in cui crediamo, c'è resurrezione !


Cari esseri umani, uomini e donne, l'alternativa di un futuro di valori, cultura e civiltà è nelle nostre scelte, nelle nostre speranze...

Così termina (e riapre la questione) l'articolo, apparso su "Libertà" del primo settembre scorso, di Augusto Gughi Vegezzi intorno al mistero e al fascino intrigante della Madonna Sistina di Raffaello Sanzio.

Nessun pittore esaminò l'animo della "ragazza Maria", come (solo) lui ha saputo indagare; un capolavoro d'introspezione che ritrae una ragazza piena di vita, energica, esuberante, una forza della natura ma non come le figure greco-romane. Qui Raffaello ha creato una Maria donna integrale, che ha una carnalità vibrante insieme a un'interiorità intensa, vive non nell'eternità della gloria dei cieli, ma anima e corpo, qui e ora, il suo tempo e luogo preciso (deciso n.d.r.).

Cammina, marcia avanti, col suo carico fisico e simbolico, in missione, guardando con i suoi neri occhi pensosi il futuro redento.




"Madonna Sistina" (particolare)



Lo scrittore Grossman considera questa immagine "la più atea che ci sia" dedicandole pagine di struggente bellezza. Per lui questa Maria è rivoluzionaria ma in senso diverso, differente, nel senso della rivoluzione cristiana. Raffaello intuisce tutto questo e lo esprime straordinariamente.

Nel suo capolavoro pone in evidenza il rovesciamento del senso del tempo; ne sottolinea la cesura epocale tra il tempo di prima e quello che viene (e che non sarà più lo stesso!), la fine del tempo statico e dell'antichità e l'inizio di quello dinamico della nostra civiltà ponendolo - questa è la vera novità - in braccio alla "ragazza Maria". La rivoluzione del tempo e la riconciliazione fuse in un unicum di divina genialità, come un sorriso da cui si spalanchi il cielo.

E ancora Vasilij Grossman ne esalta il senso carismatico e universalmente umano di questa creatura destinata a segnare tutte le generazioni a venire e, nell'epoca della deriva in progress, ci viene in soccorso dicendo:
"quanto la vita deve essere preziosa e magnifica, e che non c'è forza al mondo in grado di costringerla a trasformarsi in qualcosa che, benché assomigli esteriormente alla vita, non è più vita. La forza della vita, la forza di ciò che è umano nell'uomo, è immensa, e la violenza più potente non può asservire questa forza, essa può solo ucciderla".

"La bellezza della Madonna è saldamente legata alla vita terrena. È democratica, umana; è la bellezza di tante, tantissime persone – gialli con gli occhi a mandorla, gobbi con il naso lungo, neri con i capelli crespi e le labbra tumide. È universale. La Madonna è anima e specchio dell’uomo e chiunque la guardi coglie in Lei l’umano: è l’immagine del cuore materno, per questo la sua bellezza è intrecciata, fusa in eterno con la bellezza che si cela – profonda e indistruttibile – ovunque nasca e cresca la vita – nelle cantine, nei solai, nei palazzi e nelle topaie".





"Madonna Sistina", Raffaello Sanzio


È curioso notare come di questo dipinto siano divenuti famosi - ancora più dell'insieme - gli angioletti pensierosi ai piedi della composizione prospettica dell'opera. Trovo oltremodo geniale il fatto di rappresentare il bisogno che abbiamo di sdrammatizzare che Raffaello ha saputo cogliere in un gesto, quello degli angeli, di compassionevole, universale umanità. Quel sentimento di comprensione e partecipazione alla nostra comune natura di creature fatte "per seguir virtute e canoscenza".

lunedì 25 febbraio 2013

Figli delle stelle o... dello spread?



I nostri sentimenti e il nostro senso estetico, risorse essenziali per la produzione creativa, si proiettano nel futuro solo se si rivolgono al bene dell'umanità. Insomma, tutte le funzioni organiche e psichiche si sviluppano in modo sano solo se implicano il sentimento sociale (...).

Forse arriverà un'epoca in cui il sentimento sociale sarà spontaneo per l'uomo come il respiro. Nel frattempo possiamo cercare di comprendere questa evoluzione e insegnarla agli altri. 

Alfred ADLER
"Il senso della vita"






Mi emoziono ogni volta  che penso a Mohandas Gandhi, 
Il Mahatma (che in sanscrito significa Grande Anima).

Pensare che un Uomo del genere abbia davvero calcato questa terra 
mi da' le vertigini, altro che la sindrome di Stendhal!




Come disse E. Drewermann del Nazareno, il Cristo,
io credo che Gandhi sia stato capace di ridare ai "suoi" 
quel sentimento di innocenza originaria 
e infondere il coraggio di credere nella bellezza perduta.
Sia stato, cioè, capace di trasmettere (al suo popolo) 
il desiderio di libertà, di dignità che alberga nel cuore di ogni uomo.

Attraverso il Satyagraha - la lotta nonviolenta resa azione quotidiana -
ha offerto una via di uscita dalla follia all'intera umanità.




Oggi, nel nostro mondo colonizzato dal nulla, deprivato del sogno, oppresso da un potere occulto che ci vorrebbe preda dello spread
un mondo che ha confuso - tra le altre cose - il benessere con il comfort, 
bisogna risvegliare l'alpinista che c'é in noi.

Il Bonatti "delle stelle", se vogliamo tornare a rivederle!!



"Io vi sto chiedendo di combattere!"





"Quando dispero, io ricordo che nel corso di tutta la storia 
la via dell'amore e della verità ha sempre vinto. 
Ci sono stati tiranni, macellai, e per un po' possono sembrare invincibili; 
ma la conclusione è che cadono sempre. 
Riflettici: sempre."

Mohandas Gandhi, Il Mahatma



martedì 5 febbraio 2013

Lascia che...

Lascia che la pace della natura entri in te
come i raggi del sole penetrano le fronde degli alberi.

Lascia che i venti ti soffino dentro la loro freschezza
e che i temporali ti carichino della loro energia.

Allora le tue preoccupazioni cadranno 
come foglie in autunno.


John Muir
1838-1914

esploratore, naturalista, scrittore.
Eroe della battaglia - mai conclusa - per la protezione della Natura


 


Già, una battaglia mai conclusa quella per la protezione della Natura.

E pensare che il "circostante" (non è fatto solamente dei nostri simili ma di tutto ciò che - per definizione - ci circonda) dovrebbe essere rispettato come un Comandamento. I nativi d'America lo avevano ben presente quel Comandamento. La Natura non l'abbiamo ricevuta in eredità dai nostri progenitori ma in prestito dai nostri figli. Questo dovremmo aver ben impresso! La misura stessa della nostra civiltà è - anche - in ragione diretta del rispetto della natura circostante che, come tale, ci appartiene intimamente.

Il panorama circostante forma anche quello interiore, lo plasma, lo condiziona... sono un tutt'uno.
Ciò che vive dentro di noi è legato a quello che è intorno a noi. Siamo parte integrante di una miracolosa, immensa, imperscrutabile orchestra di cui dobbiamo rispondere e corrispondere: come si ama una donna, come si guarda una figlia...



E ascoltarla, con lo struggente abbandono che si prova solamente quando si sente di... appartenerle.




"Gabriel's Oboe", dalla colonna sonora del Film The Mission, composta dal M° Ennio Morricone

 













domenica 27 gennaio 2013

La Stella della Memoria


La Stella della Memoria



Era il 1938 quando, nel nostro Paese, vennero varate le "leggi razziali" 
in ragione delle quali milioni di persone vennero discriminate, perseguitate, torturate e uccise.

Quelle leggi costituiscono una macchia incancellabile 
 e le loro tragiche conseguenze un monito per tutte le generazioni a venire.

La natura stessa delle cose indica ciò che la coscienza reclama: 
l'eguaglianza tra gli uomini.

"Cose uguali ad una stessa cosa sono uguali tra loro"
Euclide  

Esercitare la memoria ed essere vigilanti - senza mai abbassare la guardia -
 è preciso compito di ognuno.

Ce lo ricorda limpidamente
Hannah Arendt ne "La banalità del male"

"... il male può invadere e devastare tutto il mondo
perché cresce in superficie come un fungo. 
Esso sfida il pensiero perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, 
andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla.
Questa è la sua banalità".
"...la mia opinione è che il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, 
e non possegga né la profondità né una dimensione demoniaca".

"Solo il bene ha profondità e può essere integrale."



Nella sua immane tragicità, quel grottesco "manifesto della razza"
ha ispirato una della pagine più (s)drammatiche della comicità di Roberto Benigni.




"Conosco una sola razza: quella umana"
Albert Einstein


lunedì 21 gennaio 2013

Ri - parti - amo da...

da...

José "Pepe" Mujica, Presidente dell'Uruguay



"Lo sviluppo non può essere contro la FELICITA',

dev'essere a favore della FELICITA' UMANA!

Dell'AMORE!

Della TERRA!

Delle RELAZIONI UMANE!

Di prendersi CURA dei FIGLI!

Di AVERE AMICI!

Di AVERE l' ELEMENTARE!



Quando lottiamo per l'ambiente, il primo elemento si chiama: FELICITA' UMANA."


"Fin dove arriva la nostra fratellanza?"




PARLI-AMO-NE...

martedì 8 gennaio 2013

Qual è il nostro valore...



Ma comprendo pure che nulla di quel che concerne l'uomo si conta, né si misura.
Non è per l'occhio l'estensione vera; è concessa solamente allo spirito.

Antoine de Saint-Exupéry



Saint-Exupéry visto da Hugo Pratt


Mi sembra ormai di intravedere meglio in che cosa consiste una civiltà.
Una civiltà è tutta un'eredità di credenze, di costumi e di cognizioni, lentamente acquisiti nel corso dei secoli, difficili qualche volta da giustificare attraverso la logica, ma che si giustificano da sé, come camminamenti, se conducono a un punto d'arrivo, poiché aprono all'uomo la sua vastità interiore.
Una cattiva letteratura ci ha parlato del bisogno di evasione. Certo, si fugge in viaggio alla ricerca di vastità, ma non la si trova. L'estensione si crea. E l'evasione non ha mai condotto in nessun luogo.
Quando l'uomo ha bisogno, per sentirsi uomo, di gareggiare nelle corse, di cantare in coro, o di fare la guerra, sono già dei legami, questi, che egli s'impone, per riallacciarsi agli altri e al mondo. Ma quanto poveri! Quando una civiltà è forte, essa basta all'uomo, anche se rimane immobile.
Nella tale cittadina silenziosa, sotto il grigiore di un giorno di pioggia, scorgo un'inferma reclusa che medita alla finestra. Chi è? Che cosa hanno fatto di lei? Per me, giudicherò la civiltà della piccola città secondo la densità di quella presenza. 
Qual è il nostro valore, una volta immobili?
Nel domenicano che prega c'è una presenza densa. Quell'uomo non è mai maggiormente uomo di quando è là prosternato e immobile. In Pasteur, che trattiene il fiato al di sopra del suo microscopio, c'è una presenza densa. Pasteur non è mai maggiormente uomo di quando osserva. Allora egli progredisce. Allora si affretta. Allora, sebbene immobile, avanza a passi di gigante e scopre la vastità. Così Cézanne immobile e muto, dinanzi al suo abbozzo, è di una presenza inestimabile. Egli non è mai maggiormente uomo di quando tace, prova, e giudica. Allora la sua tela diviene più vasta del mare.


PILOTA DI GUERRA
di Antoine de Saint-Exupéry

Edizione
Tascabili Bompiani



Paul Cézanne
pere, pesche e uva




mercoledì 2 gennaio 2013

Mio fratello che guardi il mondo...

Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
(...) se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro il cuore degli altri
prima o poi si traccerà (...)

Ivano Fossati




In segno di rispetto - verso le vittime - 
e di vicinanza per coloro che sono "differenti"



APPELLO 
del Sindaco di Lampedusa
Giusi Nicolini



“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile.
Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. 
Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili.
Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola? 
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce. 
Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. 
Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. 
Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza”.