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lunedì 4 maggio 2015

Cantare ci salva !




Chi canta, non soltanto canta, ma ama colui che canta...
Nel canto c'è l'affetto di colui che ama.

(Sant'Agostino, nel commento ai Salmi, 
parola greca che rimanda al canto e alla musica)



Colgo lo spunto dal canto, di strabiliante bellezza, dell'usignuolo che, puntualmente, è tornato a rallegrare il giorno e rasserenare le nostre notti.

Eccolo, ascoltiamolo...







E mi viene di cantare ad alta voce insieme a lui, per quello che di così bello e sorprendente ci offre la vita, nella segreta risonanza con l'universo di cui facciamo parte. Ed è una festa!



Secondo la tradizione giudaica, la rana gracidante è convinta di lodare Dio più di Davide perché lo fa con tutto il suo essere, trasformandosi in lode vivente.

I mezzi più diretti per unirsi a Dio in questo mondo fisico sono la musica e il canto. Anche se non sai cantare bene, canta! Canta da solo, canta nell'intimità della tua casa. Ma canta!
(Nachman di Brazlav)



In un mondo cupo e rumoroso il canto è come uno squarcio di luce: è un po'  questo che ci insegnano i giovani a loro modo con l'amore viscerale per la musica.
(Gianfranco Ravasi)


Cassiodoro, intellettuale cristiano del VI secolo, ammoniva:

"Se continueremo a commettere ingiustizia, Dio ci lascerà senza la musica!" 






giovedì 12 dicembre 2013

Mangia-Tristezza



Omaggio ad Hans Christian Andersen, ché tanto ci ha fatto sognare...


IL PAESE E LE CICOGNE


In quel paese

c'era un nido,

un nido di cicogne.



Ma quel nido 

era vuoto.



Eppure 

la felicità

era in quel nido;



nelle cicogne

invisibili.


Cicogne di Zerbolò (Pavia)



Questa è la storia di un albero di ulivo, tanto vecchio da aver dimenticato il giorno in cui era spuntato dalla terra, forse duecento anni prima.


"Olivo"


Ricordava a malapena la fatica che aveva fatto per bucare la terra. Ricordava che si sentiva pieno di vigore ma non sarebbe riuscito a far capolino tra le zolle se improvvisamente non fosse scoppiato quel temporale. Era successo che il Sole, che da lassù riesce a vedere anche ciò che avviene sotto terra, mosso a pietà e ammirato per tanta tenacia, aveva ordinato alle nuvole di avvicinarsi a quel pezzo di terra e innaffiarlo per bene. 

Così era nato Olivo, e si era dato subito un gran da fare per tirar fuori dai suoi rametti delle belle foglie lucide, e per affondare le sue piccole radici nel terreno laddove trovassero più cibo per il suo fusto. Di anno in anno, sopportando il caldo dell'estate e il freddo d'inverno era cresciuto sano e forte, aveva prodotto migliaia di piccoli fiori, che poi si erano trasformati in piccoli frutti prima verdi e poi con il sole sempre più neri, sino a quando non erano venuti una donna con i suoi bambini a raccoglierli.
Fu felice di donare i suoi frutti, anche se quei bambini gli tiravano un po' i rami, e gli strappavano le foglie, e si arrampicavano sul tronco. Sapeva (non si sa come, visto che non si era mosso mai di là) quale prezioso liquido sarebbe venuto fuori dalle piccole olive, e per questo era disposto a sopportare un po' di strapazzo.

La casa dei bambini non era distante, e loro lo venivano a trovare anche quando non era stagione di raccolta, perché il suo tronco era bello e forte, e i suoi rami grandi e ben distesi. Era facile arrampicarsi e a loro piaceva molto sedere tra le sue fronde ben sistemati nell'incrocio delle sue braccia robuste, come su piccole sedie sospese.




I bimbi erano tre, due femmine e un maschio. Si chiamavano Isotta, Alessia e Lorenzo. Avevano anche un cane vivacissimo e un po' pazzerello: Yuri.

Essi avevano deciso che Olivo era il loro rifugio segreto. Ognuno di loro si era scelto un ramo e là andava a mettersi quando voleva sfuggire agli adulti, per starsene un po' in pace a parlare o a pensare. 
Olivo li accoglieva sempre con grande gioia e anche se non poteva parlare cercava di far capire loro che li accoglieva, disponendo al meglio i suoi rami perché fossero più comodi, spostando le foglie per fare ombra quando il sole picchiava forte, agitandole per fare vento quando c'era molta afa.
Quando li vedeva stanchi chiedeva al vento di "suonare" una canzone lieve usando le fronde come strumento, in modo da accompagnarli nei loro sogni. 

Yuri se ne stava tra le radici, col muso appoggiato a quella più grossa che sporgeva dal terreno, e tutto il resto quasi infilato nel cavo del tronco, che lo riparava dal caldo e dal freddo. 
Lui sì che parlava con Olivo, perché riusciva a sentirlo appoggiando le sue orecchie alle radici.

Parlavano dei bambini, e di quello che loro desideravano: Isotta voleva diventare una grande ballerina, danzare nei teatri di tutto il mondo, essere applaudita e acclamata ad ogni spettacolo. I suoi sogni erano pieni di scene scintillanti, fiori che piovevano dal palco, luci che illuminavano solo lei, applausi a non finire. Per questo si allenava spesso facendo la ruota, la spaccata, volteggi e capriole, richiedendo sempre l'attenzione degli altri.

Lorenzo voleva fare il musicista, e per questo ogni cosa diventava uno strumento musicale: due bastoncini battuti tra di loro, una vecchia scatola di latta diventava un tamburo, il tronco cavo di Olivo veniva percosso per emettere suoni ritmici, persino Yuri non sfuggiva dall'essere preso a mo' di tamburo!

Alessia non aveva desideri particolari, era felice di guardare gli altri che si "allenavano" per seguire i loro sogni, procurava bacchette resistenti a Lorenzo, assisteva Isotta nelle capriole, la sosteneva nella verticale.
Olivo sapeva che lei voleva solo essere d'aiuto agli altri, e non pensava mai a sé, senza che questo fosse un gran sacrificio, era fatta così, ed è giusto che ognuno segua ciò che ha nel cuore.

Olivo era il loro amico fedele, e quando loro si sentivano tristi andavano da lui, aprivano il cuore, e senza bisogno di parole lui capiva, ascoltava tutto e poi assorbiva le loro pene nella sua corteccia legnosa, le inglobava dentro la sua linfa e le buttava fuori attraverso i nodi dei suoi rami.







I bimbi non sapevano perché andare da Olivo li rinfrancava sempre, non si accorgevano della sua opera di "mangia-tristezza". Sapevano che andare lì li faceva stare meglio e basta. 

Isotta, Alessia e Lorenzo diventarono grandi, andarono via dalla grande casa, ma quando tornavano a trovare i genitori andavano sempre da Olivo, come si va a trovare un amico.
Non so se hanno realizzato i loro sogni, ma so che a volte ritornano solo per stare un po' con lui, quando hanno bisogno di una pausa per riflettere o quando devono prendere una decisione importante. 

Olivo oramai è vecchio, il suo tronco è pieno di nodi, eppure non è ancor stanco di ascoltare.

Ogni albero fa quello che fa Olivo, ti ascolta se tu gli sai parlare. Avvicinati, tocca il suo tronco, abbraccialo, porgi l'orecchio a sentire la sua linfa, accarezza le sue foglie. 

Quando ti senti triste siediti sotto un albero o in mezzo ai suoi rami, chiudi gli occhi e ascolta in silenzio; sentirai crescere i suoi nodi e sciogliersi la tua tristezza.



Questa meravigliosa storia è stata narrata da un nonno anonimo che tanto desidererei conoscere di persona.
(Ho detto un nonno anonimo, non un anonimo nonno!)

E questo, invece, è il mio albero del cuore.






Quando sono triste... chiudo gli occhi e ascolto in silenzio; sento crescere i suoi nodi e sciogliersi la mia tristezza.








Dedicato a tutti gli alberi,
ai bambini (e a coloro che non dimenticano di esserlo stati)
e a tutti i nonni che amano raccontare le favole...


martedì 5 marzo 2013

Il Segreto della Primavera (o della Felicità)



Lo sguardo dell’innocenza 









Nulla come 

lo sguardo di un bambino 

ci ricorda 

con tanta precisione e senza ambiguità 

ciò che sarebbe o sarebbe stato giusto fare. 




Nulla 

riesce a raccontare così bene 

la meraviglia dei sogni, 

l'unicità dell'amore, 

la stupidità della violenza 

e la sottile cattiveria dell'indifferenza. 




Nulla 

ci aiuta di più a rimettere in ordine 

la nostra scala dei valori. 




Nulla ci ricorda in maniera così vivida 

come avremmo voluto e dovuto essere: 

liberi, innocenti e felici. 




(Mauro Pagani) 




Queste le agro-dolci “note” di Mauro Pagani, straordinario musicista, cantore di quel meraviglioso “romanzo d’avventura” tinto di sonorità tutte mediterranee
 – Crêuza de Mä – 
tratto dal genio letterario di Fabrizio De Andrè che, con quest’Opera, hanno lasciato un segno inconfondibile nella storia della musica e della
canzone-poesia d’Autore.



A ben guardare
non c’è FELICITÀ
senza LIBERTÀ



Conviene, visto l’argomento, rispolverare il capolavoro di Nietzsche,
“Così parlò Zarathustra”, dove il bambino che gioca ottiene miglior considerazione
rispetto all’adulto tutto dedito ad accumulare nozioni e utensili.

Un attimo di attenzione, prego.


Il primo discorso che tiene Zarathustra è intitolato “Delle tre metamorfosi”.

Vi si racconta dello spirito che diventa cammello, del cammello che 
si trasforma in leone, e del leone che, da ultimo, si fa bambino.

Il cammello simboleggia l’uomo che sottostà, curvo e docile, al peso degli innumerevoli “tu devi!”, impostigli dall’esterno. Proprio mentre procede nel deserto, lento sotto il carico sempre più insopportabile, il cammello vive la sua trasformazione in leone.

Fuori metafora, l’uomo, superato lo stadio della servitù radicale, riesce a liberare la libertà che dorme in lui.

Ma la libertà che dice “no!”, “non ne posso più!”, “basta!” è libertà puramente negativa: libertà “da” qualcosa, non libertà “di” o “per” fare qualcosa.

Al “tu devi” che piega il cammello, il leone contrappone il suo “io voglio!”, ostinato, caparbio, rigido, privo cioè del carattere proprio della volontà creatrice: la scioltezza o elasticità.

Queste doti sono invece prerogativa del fanciullo, definito da Nietzsche “innocenza e oblio”, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.


(Francesco Pasetto, “Il Beato Torello da Poppi” – 1996)



Chi meglio di un bambino
(o di colui che non dimentica di esserlo stato)
sa cogliere ciò che c’è di MERAVIGLIOSO ?







Forse è questo il segreto di una vita felice:

nessuna regola da seguire, nessun problema da evitare, 
ma una profonda umiltà, 
l'accettazione totale dei dolori e delle promesse della vita.


(George Vaillant)

martedì 29 gennaio 2013

Le cose di ogni giorno

"Le cose di ogni giorno raccontano segreti
a chi le sa guardare ed ascoltare."

(Gianni Rodari)


È sì, Rodari la sapeva lunga! D'altronde..."per fare tutto ci vuole un fiore"; 
la Donna, per esempio... A"ella" ho dedicato il post di qualche giorno fa.

La nostra Natura, piuttosto.

Per farlo, scomoderò nientemeno che Giorgio De Chirico che - insieme al fratello "dilettante" Alberto Savinio, come amava riconoscersi - è considerato il padre della poetica metafisica.




I loro spiriti hanno indagato ciò che è di pubblico dominio, sotto gli occhi di tutti, con l'animo pre-disposto a scovare quei segreti che le cose di ogni giorno rivelano a chi le sa guardare e ascoltare. Tutto questo appartiene alla nostra Natura, quella umana.
E loro ce lo ricordano.
Solo che loro hanno mantenuto vivo il sentimento e la tensione verso il circostante, tanto da riuscire a rendere visibile l'invisibile.

In un certo senso sono stati (anche) dei musicisti. 
Leonardo, il Maestro da Vinci, definiva la Musica "figurazione dell'invisibile".




"La felicità che ogni uomo ricerca, che ogni uomo vuole avvicinare, 
vuole possedere, è istintivamente legata nel suo pensiero ad una natura ideale. 
La visione della felicità è come circondata da paesaggi belli e fantastici e l'uomo 
contempla queste immagini velate, imprecise come dei sogni; 
contempla in silenzio e come di nascosto, 
queste immagini che somigliano così poco alla realtà.
L'uomo, in fondo, ama quello che maggiormente gli ricorda 
queste visioni quasi subcoscienti,
queste visioni che sono il suo mondo segreto, 
sconosciute agli altri e che nessuno può togliergli,
perché questo mondo egli lo ha nel suo cervello, lo ha nei suoi istinti."





Ma torniamo lì... 

Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. 
Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. 
L'animo umano si diletta nel silenzio della natura, 
che si rivela solo a chi lo cerca
diceva Chaplin.




E ancora, De Chirico...


"Noi siamo abituati a questa esistenza e a questo mondo,
non ne sappiamo più vedere le ombre, gli abissi, gli enigmi, le tragedie
e ci vogliono ormai degli spiriti straordinari
per scoprire i segreti delle cose ordinarie.
Vedere il mondo comune in modo non comune:
ecco il vero sogno della fantasia"



Ebbene sì, riscopri(amo) il sogno della fantasia!

Perché il genio 
- che è dentro di noi - 
è la capacità di rinnovare le proprie emozioni nell'esperienza quotidiana.

Paul Cézanne


lunedì 21 gennaio 2013

Ri - parti - amo da...

da...

José "Pepe" Mujica, Presidente dell'Uruguay



"Lo sviluppo non può essere contro la FELICITA',

dev'essere a favore della FELICITA' UMANA!

Dell'AMORE!

Della TERRA!

Delle RELAZIONI UMANE!

Di prendersi CURA dei FIGLI!

Di AVERE AMICI!

Di AVERE l' ELEMENTARE!



Quando lottiamo per l'ambiente, il primo elemento si chiama: FELICITA' UMANA."


"Fin dove arriva la nostra fratellanza?"




PARLI-AMO-NE...

giovedì 17 gennaio 2013

Il paese e le cicogne

Omaggio ad Hans Christian Andersen, ché tanto ci ha fatto sognare...

IL PAESE E LE CICOGNE

In quel paese
c'era un nido,
un nido di cicogne.

Ma quel nido 
era vuoto.


Eppure 
la felicità
era in quel nido;

nelle cicogne
invisibili.



« Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno. »
Il brutto anatroccolo

lunedì 7 gennaio 2013

Vorrei che felicità...


Vorrei che felicità albergasse
nei vostri cuori
e riempisse il carretto
che spingete nella vita

Avanzando nel sole
tra i colori dei fiori
sentendo nella notte
il profumo delle stelle

Affidando l'odio a parole lontane
Vivendo la rabbia che è giusto sentire
Cercando l'amore che abbiamo già dentro
Donando l'amore "se vale la pena"

Scambiando soltanto parole sincere.

Maria Paola
la mia compagna di viaggio,
i suoi occhi "il più bel paesaggio"



dedicato a tutti coloro che ci sono vicini
(e a quelli che lo diverranno)