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venerdì 11 gennaio 2019

Caro Faber...


 Quando la luna perde la lana
e il passero la strada/
quando ogni angelo è alla catena
ed ogni cane abbaia/
prendi la tua tristezza in mano
e soffiala nel fiume/
vesti di foglie il tuo dolore
e coprilo di piume/

 
Fabrizio De André, 
"Canto del servo pastore"




ti scrivo nel cuore della notte per quell’irrefrenabile, insano impulso - che conosci a memoria (e, forse, per paura che i pensieri coi rumori del giorno evaporino) - di tentare di mettere in rima i nostri guai migliori. E già, di guai veri ne sono successi da quando te ne sei partito per la Collina, lasciandoci un po’ più soli e orfani a contare le infinite battaglie al calar della sera! Eppoi rammento di quando Lisena, la mia unica sorella che non ha età, portò per la prima volta a casa la tua voce con “Bocca di Rosa” che, come una freccia dall’arco scocca, mi ha trafitto e aperto una ferit(oi)a che non s’è più rimarginata; quella feritoia da cui la tua luce lirica è penetrata senza abbandonarmi più e che da allora mi porta a spasso per il paese tra l’amore sacro e l’amor profano
Ecco perché ogni qualvolta che ti ascolto è sempre la prima volta, come ti ho già detto a suo tempo. La sincerità dei sentimenti e la lucidità del tuo modo di ragionare, di vedere e “aggiustare” le parole con una maestria impareggiabile, mi accompagnano nelle sterrate vie della vita quotidiana, nei giorni feroci celebrativi del nulla come in quelli grandi, fuggevoli, di solitudine... che bella compagnia...





Ecco, allora, che la tua presenza, il senso di gratitudine nei tuoi confronti consola in parte la perdita, la mancanza di cui non si può dire, solo sentire. E mi vien da ridere pensando al putiferio di celebrazioni, di tributi e “cover” che ha suscitato la tua dipartita: una sovraesposizione mediatica che somiglia a un “linciaggio” affettivo postumo - tenuto conto della tua indole schiva - che ti è piovuta addosso, tuo malgrado. Immagino avresti liquidato queste “celebrazioni del ventennale” con un bel “belin...!”, sapendo quanto detestavi le ricorrenze e amavi la vita. E mi stringo forte a Dori, che ti ha saputo su(o)pportare prima, sull’Hotel Supramonte dove avete visto la neve, eppoi , carica d’anni e di castità, nella tua assenza apparecchiata per cena, con speciale dignità.


Con Dori Ghezzi alla presentazione del libro “Lui, io, noi” edito da Einaudi, Stile Libero Extra, 2018


A te che hai saputo leggere dentro le cose con la luce della comprensione senza sottrarti alle contraddizioni e alle miserie della comune condizione umana, che hai indicato il coraggio per divenire gocce di splendore di umanità, di verità, possa Colui che illumina le stelle accoglierti tra i servi disobbedienti alle leggi del branco/ che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti/ come una svista / come un’anomalia/ come una distrazione/ come un dovere.
 
 p.s.: benchè... “domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole”...“Prendi la tua tristezza in mano e soffiala nel fiume, vesti di foglie il tuo dolore e coprilo di piume...”.



 

martedì 4 febbraio 2014

Spazio all'Immaginazione


In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità,
a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa...

("Il Suonatore Jones"
da Non al Denaro Non all'Amore Né al Cielo
Fabrizio De André)



Ci sono serate difficili da raccontare, che è impossibile dimenticare.


Certo che ce ne vuole di coraggio a inerpicarsi tra gli sterrati sentieri della canzone d'autore, e la forza non può che procedere dall'amore per quello che si fa; il coraggio deriva dall'amare, sempre.


E allora ecco, come un torrente carsico, riaffiorare goccia su goccia un repertorio di sedimenti emozionali che appartengono al patrimonio collettivo di intere generazioni. Quelle sonorità riconosciute, riproposte e interpretate da chi queste acque ha navigato, consapevole dei rischi che quelle rapide rappresentano, sono una sfida che pochi possono permettersi.


L'altra sera, a "Spazio Musica", tre maestri-musicisti navigati come Ellade Bandini (batteria), Giorgio Cordini (corde), Mario Arcari (ance, ovvero qualsiasi cosa emetta un suono), ci hanno trasportato nel dorato regno della poesia investendoci di note, vere "gocce di splendore".
Hanno attraversato il repertorio a loro (e a noi) familiare di Fabrizio De André, Paolo Conte, Francesco Guccini, Ivano Fossati, passando da "Ho visto Nina volare" alle (sinuose) "prese di una verde milonga", per risalire la memoria prenatale di "Un Vecchio e un Bambino" e naufragare, infine, in "Mio fratello che guardi il mondo".


A loro, che sono stati la spina sonoro-dorsale dei padri della canzone-poesia d'autore, vada la nostra gratitudine per averci regalato una serata di memorabili vibrazioni.

Dove? A "Spazio Musica" in Pavia, il luogo (unico nel panorama italiano) dove poter sperimentare sensazioni ed emozioni che la dura legge della quotidianità non riesce a scalfire: l'immaginazione che è vita!





domenica 8 dicembre 2013

Beato l'Uomo


Quando Anna Maria Mazzini da Busto Arsizio  più nota come
MINA, la "Tigre di Cremona", cominciò a scrivere su "La Stampa" di Torino i suoi articoli di fondo, il sabato mattina divenne un appuntamento fisso tra Lei e me che iniziammo una corrispondenza di ideali andata avanti per diverso tempo.

Avevo delle solide motivazioni che andavano di gran lunga al di là del personaggio pubblico ammirato fin da bambino, da quando mia sorella Lisena portò la Sua miracolosa voce a espandersi di dentro le pareti domestiche per non abbandonarmi più.

Quando mi decisi a scriverle lo feci per impulso, per un irrefrenabile desiderio di dirle:



Cara Mina,

quello che scrivi ne "La Stampa" ha qualcosa di prodigioso, rassomiglia alla tua voce. Un miracolo.
Di recente ho letto qualcosa di particolarmente speciale che mi è piaciuto rivestire così.

Te lo restituisco, facendone tesoro, con rinnovata gratitudine.






beato l'uomo che fa del proprio limite la sua forza

beato l'uomo che non si ferma, che non si vuole arrendere

beato l'uomo che non ha paura di se stesso, della propria fisicità

beato l'uomo che sfida con amore il timore della terrena provvisorietà
caricata di ogni tipo di diversità

beato l'uomo che riesce a sorridere, comunque

beato l'uomo che ricorda di essere stato bambino

beato l'uomo totale

beato l'uomo





dedicato a 

MINA,


qui, nell'unico, inarrivabile duetto con Fabrizio De Andrè





post scriptum.: cantando La Canzone di Marinella, "truccò le carte" di Fabrizio De Andrè che - con i proventi ricevuti per i diritti d'autore - si convinse ad abbandonare l'idea strampalata di un' improbabile carriera forense, per regalarci delle "gocce di splendore" di rara lucentezza.

Anche per questo, cara Mina, ti siamo tutti debitori. Me per primo.










giovedì 5 dicembre 2013

Sotto le Stelle della Signoria



A volte le fortunate convergenze della vita sono così ostinate da lasciarti sbigottito.


Avevo avuto l’opportunità di conoscere Mario Luzi - uno dei Poeti più significativi del Novecento - grazie al Professor Vittorio Vettori che me lo aveva presentato come amico fidato ad un convegno dantesco di cui Vettori era insigne accademico.

Più volte Luzi era stato candidato al Nobel per la Letteratura. Ricordo vividamente il giorno della sua ultima nomination, con le telecamere pronte a filmare lo scoop, sfumata “inspiegabilmente” senza che Lui se ne rammaricasse; noblesse oblige!



Mario Luzi


La sera di chiusura del Maggio Musicale Fiorentino, che per tradizione si svolge sotto le stelle di piazza della Signoria, tra la folla di turisti accalcati per assistere alla Nona di Beethoven diretta dal compianto M° Sinopoli, intravidi la figura di Luzi attraversare la piazza con passo olimpico. Mi venne istintivo di chiamarlo e Lui - garbatamente – mi si fece incontro per ricambiare il saluto.

In quello stesso periodo, Firenze ospitava una mostra di Botero; ogni angolo della piazza, solitamente sorvegliato dal biancone, quella sera era “distratto” dalle ciclopiche, corpulente sculture che l'artista sudamericano hanno reso celebre. 


Infilata su Palazzo Vecchio
La torre di Arnolfo di Cambio

Sullo sfondo la Fontana del Nettuno detta "Biancone"



La piazza era gremita di gente in piedi d’ogni sorta, e l’idea che il Maestro venisse travolto dall’orda degli astanti mi faceva rabbrividire. Feci cenno ad un giovane addetto alla sicurezza della presenza di quell’illustre concittadino, che nella mischia e la distrazione dei più era passato inosservato, prima che venisse travolto e (impunemente) stirato! 



Il Perseo di Benvenuto Cellini (sotto la Loggia dei Lanzi)
 

Finii con l’ascoltare la Nona, appoggiato all’ombra di una statua di Botero, con Mario Luzi al fianco che durante l’esecuzione chiosava con la puntualità di un metronomo. 

L’Inno alla Gioia di quella sera mi si è imparentato come il profilo dei cipressi. 



Dell’uomo rammento il garbo estremo, innato, l’incedere elegante e mai ostentato, la voce flebile tra le labbra tremule, la sua stretta di mano che pareva dire… “arrivederci”.


Di Lui Fabrizio De André aveva un’immensa stima, ricambiata da altrettanta ammirazione. Del loro scambio epistolare conservo intimamente questa lettera che mi pare giusto divulgare “come una svista, come un’anomalia, come una distrazione, come un dovere”.

Eccola. 




Mario Luzi 
vorrei poter dire… 


Sotto le Stelle di piazza della Signoria il Cielo è trapuntato di Note. 
Rallegriamoci, Caro Maestro.
Ci saranno Nuove Stelle a Consolare la Notte 
e Note ancor più Belle a Illuminare il Giorno.

domenica 13 ottobre 2013

Note ri-sonanti.



Ci sono luoghi dove avvengono ancora prodigi.
A "SpazioMusica" in Pavia, per esempio, certe cose accadono perché c'è qualcuno - e qualcosa - che si ostina a farle succedere. 
E ieri è accaduto, ancora, un prodigio!








Ellade Bandini, Old Drum Man, ci ha condotto a ritmo del suo cuore dove solo la musica sa portarci: in quel luogo, così bello e profondo, dove neppure la follia può penetrarvi, diceva Cioran. Il regno della vera Musica, appunto. E con quanta classe, eleganza, leggerezza e quale travaso d'ironia, l'abbiamo saputo noi, privilegiati astanti, trasportati in quel bastimento colorato e ri-sonante.


Ellade, il cui nome (Nomen omen) è già un programma, il mitico Bandini, ha navigato nei generi (musicali) rimanendo - sui generis - fedele a se stesso. Uomo in prima linea, batterista per professione; di quelli che di "un vortice di polvere" ricorda "la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa", come il Suonatore Jones di Fabrizio De André che lo ha avuto al fianco nelle ultime, indimenticabili tournée.






Ecco, anche ieri sera insieme agli strepitosi Joe La Viola e Nik Mazzucconi, non s'è mica smentito, Ellade!

E' proprio qui a Pavia, a “SpazioMusica”, che tutto questo continua ad accadere; grazie all'impegno e alla passione dei Ragazzi di Spazio che, della fondatrice Daniela Bonanni, hanno ereditato il gusto dello stare insieme e a camminare in “direzione ostinata e contraria”.
Parafrasando Nietzsche si potrebbe dire: 
senza (Spazio)Musica la vita sarebbe un errore!

Sì, lo confermo: ci sono persone e luoghi dove ancora possono accadere prodigi, 
degli autentici prodigi.


Con risonante gratitudine,
Paolo 




(Ellade è - notoriamente - quello in piedi, malgrado sembri seduto ;-)

domenica 31 marzo 2013

Il Mare, le Rondini


E Gesù fu marinaio 
finchè camminò sull'acqua 
e restò per molto tempo 
a guardare solitario 
dalla sua torre di legno 
e poi quando fu sicuro 
che soltanto agli annegati 
fosse dato di vederlo 
disse:
 "Siate marinai finchè il mare vi libererà." 

E lui stesso fu spezzato 
ma più umano abbandonato 
nella nostra mente lui non naufragò.








Oggi mi verrebbe spontaneo parlare di rondini che - puntualmente - hanno fatto ritorno sul balcone di casa. Un miracolo che si ripete, gratis e mai gratuito. Ma soprattutto mi "riaffiora" il pensiero dei naufraghi d'ogni tempo che - come i "disperati della speranza" di ieri - sono stati intercettati dal gelo, prima di toccare le nostre coste.

Ai "clandestini", cui nel disperato tentativo di sfuggire alle peggiori calamità di questo mondo è dato di vederlo , desidero dedicare questo pensiero, sperando che il Cielo li abbia accolti tra il garrire delle rondini e che da lassù ci insegnino a guardare con benevolenza i nostri simili. 

Affinchè "clandestina" sia soltanto una parola che s'infranga sulle coste della nostra coscienza.

...scopri eroi tra le alghe marce 
e bambini nel mattino 
che si sporgono all'amore 
e così faranno sempre 
e Suzanne regge lo specchio...
"Suzanne"
nella versione di Fabrizio De Andrè




foto 2013 © Serena Bergamaschi

venerdì 29 marzo 2013

Via della Croce



...ma gli occhi dei poveri, piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce
ha proibito l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.

(...)

Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro;
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo son solo due ladri.


Fabrizio De Andrè





Qualunque sia il nostro credo
dobbiamo fare i conti 
con la
"scandalosa follia"
della croce.






Adriano Bimbi
Uomo in croce
A.D. 2000





Poterti smembrare coi denti e le mani
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav'uomo di nome Pilato.
Ben più della morte che oggi ti vuole,
ti uccide il veleno di queste parole
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode, per te, trucidati.
Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi:
trent'anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d'un ciarlatano.

Si muovono, curve, le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore,
ma filtra dai veli il dolore.
Fedeli umiliate da un credo inumano,
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena;
di chi con un gesto, soltanto fraterno,
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitte dal sole,
gli spasimi d'un redentore.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
-A redimere il mondo-gli serve pensare,
-il tuo sangue può certo bastare-.
La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città, la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.
Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.
Il potere vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni;
ma gli occhi dei poveri, piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce
ha proibito l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.

Son pallidi al volto, scavati al torace
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore
eppure hanno un posto d'onore.
Non hanno negli occhi scintille di pena
non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini
eppure ti stanno vicini.
Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro;
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo son solo due ladri.


Via della Croce

(da "La Buona Novella")

di Fabrizio De Andrè



martedì 19 marzo 2013

MUSICA: la figurazione dell'invisibile


"la figurazione dell'invisibile"

così definiva
la Musica 

Leonardo da Vinci






Consapevole del fatto che niente possa rappresentarla meglio di se stessa,
eccone altre illustri "definizioni" nel corso della storia...


... ma prima ...


Il secondo movimento della suite in Re maggiore (BWV 1068) di Johann Sebastian Bach porta l'identificativo di Aria, conosciuto (impropriamente) con il titolo di Aria sulla quarta corda, si distacca dal resto della suite in quanto è l'unico movimento nel quale vi sia un organico esclusivamente composto da strumenti ad arco. L'aria sulla quarta corda è divenuta celebre in Italia anche al grande pubblico grazie alla versione del gruppo vocale Swingle Singers (album Jazz Sebastian Bach del 1963). La versione jazzistica è stata impiegata come sigla da diversi programmi televisivi condotti da Piero Angela.








La musica, per Platone, è una legge morale: essa dà un’anima all’universo, le ali al pensiero, uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose. Secondo Aristotele, non va praticata per un unico tipo di beneficio che da essa può derivare, ma per usi molteplici, poiché può servire per l’educazione, per procurare la catarsi e in terzo luogo per la ricreazione, il sollievo e il riposo dallo sforzo.

Per Emil Cioran...
A che cosa faccia appello la musica in noi è difficile sapere; è certo però che tocca una zona così profonda che la follia stessa non riesce a penetrarvi.

Ho sempre pensato - diceva Fabrizio De Andrè - che la musica debba avere un contenuto, un significato catartico: tutti gli sciamani, gli stregoni di tutti i popoli, che ben conosciamo, usavano il canto come medicina. 
Credo che la musica debba essere balsamo, riposo, rilassamento, liberazione, catarsi.
Più semplicemente la musica, il canto, sono espressione dei propri sentimenti, della propria gioia, del proprio dolore. A volte addirittura un tentativo di autoanalisi e, analizzando te stesso, offri una via agli altri per analizzare se stessi.



La Musica Humana 
per Severino Boezio

Nel suo De institutione musica, la cui fonte sono gli Elementi armonici di Tolomeo e un'opera perduta di Nicomaco, distingue tre generi di musica: una musica cosmica, mundana, che non è percepibile dall'uomo ma deve derivare dal movimento degli astri, dal momento che l'universo, secondo Platone, è strutturato sul modello degli accordi musicali, la cui armonia è fondata sull'equilibrio dei quattro elementi presenti in natura - acqua, aria, terra e fuoco
una musica humana, espressione della mescolanza, nell'uomo, dell'anima e del corpo e derivante dal rapporto fra l'elemento fisico e l'elemento intellettuale e pertanto percepibile con un'attività di introspezione in noi stessi; la musica ha una profonda influenza sulla vita umana: è l'armonia dell'uomo con se stesso e di sé con il mondo. Infine, esiste naturalmente la musica pratica, strumentale, musica instrumentis constituta, ottenuta dalle vibrazioni degli strumenti e dalla voce.

(Anicius Manlius Torquatus Severinus Boethius)
Roma, 476Pavia, 25 ottobre 525


Così Boezio viene rammentato da Dante nel X Canto del "Paradiso"




Il portale d'ingresso della Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia,
una delle città romaniche tra le più significative d'Europa. 






In San Pietro in Cieldauro - dove sono custodite le spoglie di Sant'Agostino e (nella cripta) quelle di Severino Boezio - quest'anno si celebra il centenario dell'Organo Lingiardi. Ernesto Lingiardi, geniale maestro organaro, sulla scia del fondatore Giambattista, nel 1913 ha consegnato l'ennesimo gioiello di Famiglia: il Lingiardi op. 266, un'opera tardiva della Premiata fabbrica di costruttori d'Organo famosi nel mondo per estro e capacità d'inventiva, tutta Italica.


Siamo noi stessi strumenti musicali
complessi, preziosi e fragili
degni d'essere tenuti accordati



"Senza musica la vita sarebbe un errore" 

(Friedrich Nietzsche)

martedì 5 marzo 2013

Il Segreto della Primavera (o della Felicità)



Lo sguardo dell’innocenza 









Nulla come 

lo sguardo di un bambino 

ci ricorda 

con tanta precisione e senza ambiguità 

ciò che sarebbe o sarebbe stato giusto fare. 




Nulla 

riesce a raccontare così bene 

la meraviglia dei sogni, 

l'unicità dell'amore, 

la stupidità della violenza 

e la sottile cattiveria dell'indifferenza. 




Nulla 

ci aiuta di più a rimettere in ordine 

la nostra scala dei valori. 




Nulla ci ricorda in maniera così vivida 

come avremmo voluto e dovuto essere: 

liberi, innocenti e felici. 




(Mauro Pagani) 




Queste le agro-dolci “note” di Mauro Pagani, straordinario musicista, cantore di quel meraviglioso “romanzo d’avventura” tinto di sonorità tutte mediterranee
 – Crêuza de Mä – 
tratto dal genio letterario di Fabrizio De Andrè che, con quest’Opera, hanno lasciato un segno inconfondibile nella storia della musica e della
canzone-poesia d’Autore.



A ben guardare
non c’è FELICITÀ
senza LIBERTÀ



Conviene, visto l’argomento, rispolverare il capolavoro di Nietzsche,
“Così parlò Zarathustra”, dove il bambino che gioca ottiene miglior considerazione
rispetto all’adulto tutto dedito ad accumulare nozioni e utensili.

Un attimo di attenzione, prego.


Il primo discorso che tiene Zarathustra è intitolato “Delle tre metamorfosi”.

Vi si racconta dello spirito che diventa cammello, del cammello che 
si trasforma in leone, e del leone che, da ultimo, si fa bambino.

Il cammello simboleggia l’uomo che sottostà, curvo e docile, al peso degli innumerevoli “tu devi!”, impostigli dall’esterno. Proprio mentre procede nel deserto, lento sotto il carico sempre più insopportabile, il cammello vive la sua trasformazione in leone.

Fuori metafora, l’uomo, superato lo stadio della servitù radicale, riesce a liberare la libertà che dorme in lui.

Ma la libertà che dice “no!”, “non ne posso più!”, “basta!” è libertà puramente negativa: libertà “da” qualcosa, non libertà “di” o “per” fare qualcosa.

Al “tu devi” che piega il cammello, il leone contrappone il suo “io voglio!”, ostinato, caparbio, rigido, privo cioè del carattere proprio della volontà creatrice: la scioltezza o elasticità.

Queste doti sono invece prerogativa del fanciullo, definito da Nietzsche “innocenza e oblio”, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.


(Francesco Pasetto, “Il Beato Torello da Poppi” – 1996)



Chi meglio di un bambino
(o di colui che non dimentica di esserlo stato)
sa cogliere ciò che c’è di MERAVIGLIOSO ?







Forse è questo il segreto di una vita felice:

nessuna regola da seguire, nessun problema da evitare, 
ma una profonda umiltà, 
l'accettazione totale dei dolori e delle promesse della vita.


(George Vaillant)

martedì 12 febbraio 2013

Vite

"In un vortice di polvere 
gli altri vedevan siccità, 
a me ricordava 
la gonna di Jenny 
in un ballo di tanti anni fa. 

Sentivo la mia terra 
vibrare di suoni, era il mio cuore 
e allora perché coltivarla ancora, 
come pensarla migliore." 
(...)

Il Suonatore Jones 
da 
"Non al Denaro Non all'Amore Né al Cielo"
di Fabrizio De Andrè



Perché abbiamo bisogno d'altre Vite?


Credo che 
i poeti 
pongano in rima 
ciò che gli altri
mettono in riga,
ovvero,
i nostri guai migliori

(come amava fare l'Alda Merini, per esempio)

***

Anche qui la poesia ci viene in soccorso.

"Perché la nostra è (in)sufficiente appena..."

ci dice Francesco Guccini

Ascolti(amo)la





"... la rete misteriosa dei
rapporti che lega coi suoi
fili evanescenti la giostra
eterna di ragioni o torti
il rintocco scaglioso
dei momenti..."

(Francesco Guccini)


Credo per nostra fortuna, forse, continuerà a lungo a rimanere irrisolto...
(avremo sempre bisogno della poesia, altrimenti dovremmo porci troppe domande!)











giovedì 24 gennaio 2013

Canzone per te




Oggi desidero dedicare il post a tutte le Donne, o meglio, a ogni Donna intesa come fiore.
Fiore che qualcuno ha definito: "la rugiada dell'Altissimo", "il culmine della Creazione."
Qualcun altro Le ha dedicato un'intera Commedia, tra Cielo e terra. (...)

A me piace sillabare la frase: si-amo-qui-per-il-Sì-di-una-Donna.
(qualche buontempone agnostico potrà precisare: e anche perchè qualcuno ci ha messo del suo!)

Personalmente ho - sempre - finito coll'arrendermi davanti a tanto mistero. Sì, perché la creatura Donna è e rimarrà un mistero (addirittura a loro stesse).

"Le donne odiavano il jazz" - recita sommessamente Paolo Conte - "non si capisce il motivo".
E Fabrizio De Andrè ha dedicato loro le più struggenti pagine della canzone d'autore; da Marinella a Ho visto Nina volare, passando per Bocca di Rosa, tanto per citare solo le più celebri.
Lo stesso Fabrizio - assieme a Federico Fellini - si arrendeva di fronte a cotanto mistero.
Sono, dunque, in ottima compagnia, non c'è che dire.
Del resto, lo stesso Padreterno se ha creato prima l'uomo e poi la donna avrà avuto i suoi motivi, no? Già... sbagliando s'impara!!
(e pensare che Madame de Staël, alla fine del '700, aveva detto: "sono contenta di non essere nata uomo, perché mi sarebbe toccato in sorte di sposare una donna!")

Vacci a capire qualcosa co 'ste donne!!

Il terreno si fa minato, lo sento.
Provvedo subito ad aggiustare il tiro adempiendo la promessa con la quale ho esordito, e lo faccio - con tutto il sentimento - dedicando loro "Canzone per te", nell'insolita interpretazione di una meravigliosa Donna: Mina.






Adesso, rimettendomi alla clemenza della corte, riformulo la dedica:

"a ogni Donna pensata come fiore, in un attimo di libertà"



lunedì 14 gennaio 2013

VIA DEI MALCONTENTI (già Via della Giustizia)



VIA DEI MALCONTENTI
già Via della Giustizia

Il termine malcontenti, che dà il nome alla strada che collega via delle Casine a Piazza Piave – dietro Santa Croce per chi non fosse pratico di Firenze – non era altro che l’appellativo dato a coloro che la strada la percorrevano per l’ultima volta.
Proprio attraverso questa via infatti, i condannati a morte che uscivano dalle carceri del Bargello e dalle Stinche, raggiungevano l’emblematica Porta della Giustizia, al di fuori della quale veniva montato il patibolo mentre il boia aspettava le prossime vittime.

Con un po’ di immaginazione anche oggi percorrendo Via de Malcontenti potreste rivedere il triste corteo che, arrivato all’incrocio con Via delle Casine si ferma di fronte al Tabernacolo per un’ultima preghiera, mentre alle loro spalle una folla inferocita scalpita per la “giustizia”.

(dal sito www.teladoiofirenze.it)

Allora, ditemi:
quale "giustizia" potrà mai essere una sentenza che decreta la morte?



(...)

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.

Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?

(...)

"Tutti Morimmo A Stento"
Recitativo

di
Fabrizio De Andrè






venerdì 11 gennaio 2013

Amico Faber


Evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte...


... pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra...





http://www.fondazionedeandre.it/index.html