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giovedì 26 dicembre 2013

C'è un'Italia che...



C'è un' Italia che...






C'è un' Italia "minore" che mi piace tanto !


Jacopo Ligozzi, particolare della "Natività della Vergine".
Custodito in Bibbiena (Ar), Santuario di S. Maria del Sasso




C'è un'Italia che con amore e dedizione
coi bimbi tutti i giorni
fa la rivoluzione

perché...



chi fa il proprio dovere
con arte e con passione,
qualunque sia il mestiere,
lavoro o professione,

concorrerà al progresso 
della nostra società,
perché sia bello adesso
e nel tempo che verrà.




"Lo Stato siamo noi", la Costituzione italiana in forma di filastrocca
di Carlo Marconi / Emme Edizioni, © 2012





C'è un'Italia dei "dettagli" che fa davvero differenza.


particolare di vetrata in San Teodoro a Pavia





C'è questo "tipo" di Italia che taglia e cuce, e mi piace assai.


Giovan Battista Moroni è stato un pittore italiano.
"Il Sarto" è conservato presso la National Gallery di Londra





C'é un'Italia che "mi garba" parecchio.


Omaggio a Pinocchio e al genio italico di Collodi





C'è un'Italia "appartata" in cui è bello riconoscersi.


"Sempre appartato", opera di p. Costantino Ruggeri





C'è un'Italia che - come un "fiore" all'alba - lascia attoniti.


Santa Maria del Fiore in Firenze






C'è un'Italia che non si vede ma 
ci sente !


mani pro-tese





C'è un'Italia che amo/a immaginare.


Illustrazione di Toni Demuro





C'è un'Italia dei sogni che bisognava sognare.


a e con Federico Fellini, l'Uomo dei Sogni
- dal film "Amarcord", la colonna sonora di Nino Rota -






C'è un' Italia in bianco e nero che ha le tinte della nostra storia.


Archivio F.lli Alinari, Fotografi in Firenze
MNAF. Museo Nazionale Alinari della Fotografia





C'è un'Italia ov'è ancora possibile rispecchiarsi.



Alpe Devero




Prima di scrivere "Passaggio in India", Edward Morgan Forster era "passato" per l'Italia
e aveva lasciato detto:

Il grande regalo dell'Italia fu d'avermi insegnato ad aver fiducia nell'immaginazione.
Edward Morgan Forster (1879 – 1970), scrittore britannico.


mercoledì 30 ottobre 2013

L'Italia s'è Vespa!



Un giorno un piccolo aereo lasciò le ali in cielo
 per diventare un mito in terra.




Quando l'Italia era poco più di un cumulo di macerie, Olivetti presentava al mondo la "Lexicon 80" (non una macchina da scrivere ma un culto) e grazie alla genialità di Corradino D'Ascanio ed il coraggio di Enrico Piaggio, un giorno un piccolo aereo lasciò le ali in cielo per diventare un mito in terra.

Era nata la VESPA!






Sono stati spesi chilometri d'inchiostro per tentare di descrivere il significato della Vespa e ciascuno ha una sua versione che si perde fra le "pieghe", gli umori, la melodia del vento, tra i tornanti della memoria come di un amore mai sopito, sospeso in perenne, precario equilibrio: come in Vespa!

La Vespa ha scandito il nostro tempo, ispirato l'Arte essendone parte, trasformato il concetto di movimento, lo stile, ha segnato il design, influenzando la letteratura ed il cinema...
Il mondo della comunicazione, per esempio:

chi 'Vespa' mangia le mele!

È lo slogan di una delle campagne pubblicitarie più riuscite degli anni70; frutto della creatività dei miei ex colleghi della "Leader" di Firenze (ai tempi in  cui si potevano mangiare anche le fragole, avrebbe detto Vasco!)


Campagna pubblicitaria creata dall'Agenzia "Leader" di Firenze (anni70)


E come dimenticare il glamour di Audrey Hepburn e Gregory Peck...


 ...fino al "Caro Diario" di Moretti.



Renato Guttuso, prima, le aveva dedicato questo trip.

Renato Guttuso, The trip by Vespa (1957) - Rockefeller III collection - New York



Personalmente, a parte alcuni memorabili momenti trascorsi in Sua compagnia, alla Vespa ho creduto bene di farLe visita al Museo Piaggio di Pontedera: un salutare, laico pellegrinaggio pastorale che consiglio a ciascuno, persino ai patiti della Lambretta!

Anche quello è stato un momento...  In Vespaaa!!!

Vespa sportiva
Vespa da sposa

lunedì 18 febbraio 2013

Sogni attaccati al muro


Digerire è vivere. Nel senso che abbiamo bisogno di 
qualcosa da digerire, da trasformare, cioè, in immaginazione. 
... i sogni si nutrono della vita, quindi nel momento in cui sogni 
è il vero momento in cui vivi.
(Tom Waits)



"Sogni attaccati al muro" è il titolo della mostra retrospettiva che abbiamo dedicato a "Nano", al secolo Silvano Campeggi, strabiliante artista visivo, sublime cartellonista cinematografico.
Il catalogo, di cui all'epoca ho avuto il privilegio di curare la grafica, si apre come una finestra
spalancata sull'icona del Cinema della Hollywood che Campeggi ha frequentato
ad occhi aperti, ma con i piedi ben piantati sulle nuvole!

"Lascia che il cinema faccia la sua parte..."



"Nano", classe 1923, se n'è andato  - in punta di matita - nella canicola fiorentina di agosto del 2018 non prima di averci condotti per mano dentro la settima arte, attraverso i suoi manifesti che si sono impressi nella memoria collettiva
prima ancora delle pellicole destinate a fare la storia del Cinema.

Con l'eleganza e tutta la forza evocativa che solo un artista a tuttotondo
cresciuto nella bottega di Ottone Rosai poteva esprimere, "Nano" si inserisce nella scia del maestro Ballester, riconosciuto apripista di una tradizione illustrativa che aveva visto Capitani  e soprattutto il fiorentino Luigi Martinari, quindi Boccasile, dar vita a una scuola d'impareggiabile comunicativa, tutta italiana: quella dei cartellonisti del cinema.

Le(s) affiches di "Nano" hanno la caratteristica di anticipare e moltiplicare il sogno, 
sogno di cui si nutre la vita che di questa essenza è fatta e la celluloide intrisa. 

E allora...

"Lascia che il cinema faccia la sua parte /
che sono tutti sogni / solo sogni..."













... che si srotolano...







...come una pellicola...



... per lasciarci soltanto una voglia di ...
vita




"Nano" mi ricorda la battuta di un celebre film, Un dollaro d'onore, che recita:

"È talmente bravo che non sente mai il bisogno di dimostrarlo"

"Lascia che il cinema faccia la sua parte /
che sono tutti sogni / ... "
solo sogni?

Silvano Campeggi "Nano", il Pittore delle Stelle - Firenze, 1923 | 2018. Autoritratto


mercoledì 16 gennaio 2013

Carmencita, sei già mia...

"Carmencita, sei già mia: chiudi il gas e vieni via!"



Niente ci restituisce meglio l'atmosfera di "Carosello" di Carmencita e il Caballero
quando la Pubblicità si chiamava "réclame". 

Quando, nel PianetaPapalla della comunicazione pubblicitaria, regnava Armando Testa, artista a tuttutondo, designer, pittore, creatore geniale di memorabili personaggi che hanno fatto la storia della Pubblicità nell'Italia dal secondo dopoguerra agli anni '70, dettando stili, decretando la fortuna di marchi, modi e luoghi scolpiti nella memoria collettiva.

"Goditi un Paulista se no... che vita è!"




Già, che vita sarebbe se non fossimo capaci di "correggerla" 
con un Punt e Mes, un punto di amaro e mezzo di dolce 
(come la vita, mi vien da dire!)



O l'Omino del Digestivo Antonetto 
(per inciso, Nicola Arigliano, crooner-swing-man di eleganza inarrivabile)


E di Pippo, che dire...


Eppoi...
"chiamami Peroni, sarò la tua birra!"
Rammentate?


o... preferite un SanBittér?


Sì, era il tempo di Susanna...


Al Maestro Armando Testa ho desiderato dedicare questo pensiero
perché coi suoi "caroselli" mi ha (inconsciamente) persuaso a desistere dal fare l'avvocato
e a volgere il mio talento estetico
in un terreno, quello della Pubblicità, che per primo Testa ha saputo
tradurre e trasfondere in linguaggio artistico.


E ho voluto farlo vedendolo coi miei
occhi(ali)



p.s.:
"Non dite a mia madre che lavoro nella pubblicità.
Lei mi crede pianista in un bordello"

(questa è di J. Séguéla, guru della Pubblicità francese ai tempi di Testa)

Questo amavamo dirci quando facevamo... 
Pubblicità!