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lunedì 29 giugno 2020

Il Mattatore e l'Anima


Il genio è per 1/3 ispirazione e 2/3 traspirazione! Ne ho le prove, e più d'una!


Anni fa fui invitato ad incontrare Vittorio Gassman, "il mattatore". Ci conoscevamo già: “La Pergola” di Firenze era il luogo, il mitico Teatro, dove spesso e volentieri osavo affacciarmi alla sua "Bottega" quando a far lezione c’era lui, talvolta assieme a Eduardo De Filippo. Potete immaginare quanto fosse più attraente e irresistibile per me, distratto studente della vicina Facoltà di Giurisprudenza, marinare le lezioni di Legge! 
Il luogo prescelto, questa volta, uno dei più suggestivi e significativi della spiritualità: il Monastero di Camaldoli. A Gassman, un po' in là con gli anni ma ancora in grande spolvero, venne richiesto di declamare qualche Canto della Divina Commedia, cosa che fece puntualmente, alla sua maniera. Di fronte ad una platea di pochi privilegiati, si concentrò un attimo poi partì con "Paolo e Francesca".
Ero a pochi passi da lui e subito colsi l'emozione che trasudava letteralmente dalla camicia. Lo fotografai e quei magici istanti vennero pubblicati in un periodico a larghissima diffusione con un titolo di copertina ad effetto: "Anche i mattatori hanno un'anima!" Perché, c'erano dei dubbi?




Conservo di lui un ricordo commovente: un uomo di enorme sensibilità e intelligenza, e di una fragilità pari al suo immenso talento. Una grande anima!
  
p.s.: a proposito, ragazzi... un piccolo consiglio personale: fate l’amore, non Giurisprudenza!
#RicordoDiVittorioGassman #VentAnniSenzaVittorioGassman #IlMattatoreeLanima @paolosalvi

venerdì 11 gennaio 2019

Caro Faber...


 Quando la luna perde la lana
e il passero la strada/
quando ogni angelo è alla catena
ed ogni cane abbaia/
prendi la tua tristezza in mano
e soffiala nel fiume/
vesti di foglie il tuo dolore
e coprilo di piume/

 
Fabrizio De André, 
"Canto del servo pastore"




ti scrivo nel cuore della notte per quell’irrefrenabile, insano impulso - che conosci a memoria (e, forse, per paura che i pensieri coi rumori del giorno evaporino) - di tentare di mettere in rima i nostri guai migliori. E già, di guai veri ne sono successi da quando te ne sei partito per la Collina, lasciandoci un po’ più soli e orfani a contare le infinite battaglie al calar della sera! Eppoi rammento di quando Lisena, la mia unica sorella che non ha età, portò per la prima volta a casa la tua voce con “Bocca di Rosa” che, come una freccia dall’arco scocca, mi ha trafitto e aperto una ferit(oi)a che non s’è più rimarginata; quella feritoia da cui la tua luce lirica è penetrata senza abbandonarmi più e che da allora mi porta a spasso per il paese tra l’amore sacro e l’amor profano
Ecco perché ogni qualvolta che ti ascolto è sempre la prima volta, come ti ho già detto a suo tempo. La sincerità dei sentimenti e la lucidità del tuo modo di ragionare, di vedere e “aggiustare” le parole con una maestria impareggiabile, mi accompagnano nelle sterrate vie della vita quotidiana, nei giorni feroci celebrativi del nulla come in quelli grandi, fuggevoli, di solitudine... che bella compagnia...





Ecco, allora, che la tua presenza, il senso di gratitudine nei tuoi confronti consola in parte la perdita, la mancanza di cui non si può dire, solo sentire. E mi vien da ridere pensando al putiferio di celebrazioni, di tributi e “cover” che ha suscitato la tua dipartita: una sovraesposizione mediatica che somiglia a un “linciaggio” affettivo postumo - tenuto conto della tua indole schiva - che ti è piovuta addosso, tuo malgrado. Immagino avresti liquidato queste “celebrazioni del ventennale” con un bel “belin...!”, sapendo quanto detestavi le ricorrenze e amavi la vita. E mi stringo forte a Dori, che ti ha saputo su(o)pportare prima, sull’Hotel Supramonte dove avete visto la neve, eppoi , carica d’anni e di castità, nella tua assenza apparecchiata per cena, con speciale dignità.


Con Dori Ghezzi alla presentazione del libro “Lui, io, noi” edito da Einaudi, Stile Libero Extra, 2018


A te che hai saputo leggere dentro le cose con la luce della comprensione senza sottrarti alle contraddizioni e alle miserie della comune condizione umana, che hai indicato il coraggio per divenire gocce di splendore di umanità, di verità, possa Colui che illumina le stelle accoglierti tra i servi disobbedienti alle leggi del branco/ che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti/ come una svista / come un’anomalia/ come una distrazione/ come un dovere.
 
 p.s.: benchè... “domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole”...“Prendi la tua tristezza in mano e soffiala nel fiume, vesti di foglie il tuo dolore e coprilo di piume...”.



 

venerdì 8 gennaio 2016

GIOTTO dei Miracoli




Credette Cimabue ne la pittura 
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, 
sì che la fama di colui è scura.

"Divina Commedia" - Purgatorio, Canto XI



Quel che è certo di Giotto è la data della dipartita, l'otto di gennaio del 1337 e il luogo: la "sua" Firenze.
Tutto il resto, a partire dal giorno della nascita, appartiene al mistero. Può sembrare strano a prima vista ma, per quanto sia stato uno tra i più studiati e celebrati pittori di tutti i tempi, la sua vicenda è tutt'altro che chiusa.

Giotto di Bondone - forse diminutivo di Ambrogio o Angiolo - comunemente conosciuto  come Giotto (Vespignano nel Mugello, 1267 circa - Firenze, 8 gennaio 1337) è stato molto di più del pittore-architetto che tutti conosciamo. Ancora prima di Leonardo Da Vinci, Egli ha profondamente rivoluzionato l’arte italiana, rendendola moderna, abbandonando lo stile bizantino e riscoprendo i modelli dell’antichità classica e romana. Giotto ha rappresentato con la pittura quello che Dante Alighieri ha fatto con la lingua italiana: ha precorso la Storia, unificando - culturalmente - l'Italia!



Ma la cosa curiosa è come sia riuscito, ancora giovanissimo (appena ventenne), a infrangere l'adagio evangelico "nemo propheta acceptus est in patria sua" proprio nella Città del Giglio, famosa per essere la tomba de' pittori vivi! Il suo precocissimo, prodigioso talento s'è trasformato prestissimo in "talenti". Fama e "fiorini", gloria e ricchezza lo hanno accompagnato parimenti alla meraviglia che ha saputo donarci e di cui ancora ci ricolma.




Altra unicità, della singolare vicenda umana del "nostro", pare sia stata la famiglia, numerosa, solida e unita come rarissimamente è accaduto nella storia dell'Arte. Insomma: "A chi ha sarà dato...", e a Giotto la "Grazia" non ha fatto sconti!

C'è un altro aspetto a mio giudizio ancora poco indagato e assai interessante: quello riguardante il Suo spiccato senso dell'umorismo e dell'autoironia, dote che rileva e sottolinea la sua capacità di introspezione dell'animo umano fino agli esiti più profondi e inquietanti della nostra condizione terrena (a tutt'oggi i suoi virtuosismi pittorici sono oggetto di sperticate battute di stampo boccaccesco-vernacolare!).


Giotto, come pochi altri, ha saputo cogliere il dolore e la dolcezza, la tenerezza e la tristezza, creando un ponte privilegiato tra il Cielo e la terra. Un po' come la scala nel Genesi:

"Sognò di vedere una scala
che poggiava sulla terra,
mentre la sua cima
raggiungeva il cielo"


Particolarmente toccante è l'attenzione di Giotto verso "La Vergine": una vertigine d'inenarrabile meraviglia!


Giotto, Polittico di Santa Reparata, 1310 ca., recto - dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore (Firenze) - Firenze, Opera di Santa Maria del Fiore - foto Nicolò Orsi Battaglini


Giotto, Polittico di Santa Reparata, 1310 ca., verso - dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore (Firenze) - Firenze, Opera di Santa Maria del Fiore - foto Nicolò Orsi Battaglini


Della mostra a Lui dedicata a Milano, allestita nelle sale di Palazzo Reale, dal titolo "Giotto, l'Italia", mi garba - per usare un termine tanto caro a noialtri toscani - di condividere alcune delle meraviglie su tavola (riunite ed esposte eccezionalmente per l'occasione) che qui di seguito merita ammirare. È uno scialo di bellezza che ci accompagna e ci consola: un privilegio da custodire nel profondo del cuore.


Giotto, Dio Padre in trono (particolare), 1303-05 ca. - dalla cappella degli Scrovegni, Padova, Musei Civici di Padova, Museo d’arte medievale e moderna


Giotto, Polittico Stefaneschi (particolare)



Giotto, Polittico Stefaneschi, verso, secondo decennio del Trecento - dalla Basilica di San Pietro, Città del Vaticano, Musei Vaticani - Servizio Fotografico dei Musei Vaticani.

Giotto, Polittico Stefaneschi, recto, secondo decennio del Trecento - dalla Basilica di San Pietro, Città del Vaticano, Musei Vaticani - Servizio Fotografico dei Musei Vaticani.





Giotto, Polittico Baroncelli, 1330 ca. - dalla Basilica di Santa Croce, cappella Baroncelli (Firenze) 


Giotto, Polittico di Bologna, 1332-34 ca. - dalla Rocca di Galliera (Bologna), Bologna, Pinacoteca Nazionale

giovedì 24 dicembre 2015

A come Aldus



Aldo (Pio) Manuzio, Aldus Pius Manutius, di cui quest'anno ricorre il Cinquecentenario della scomparsa, nacque a Bassiano (Latina) tra il 1449 e il 1452 e morì nella Venezia in pieno Rinascimento il 6 febbraio 1515. È stato il più geniale editore, tipografo-umanista italiano. È ritenuto - a ragion veduta - il più grande tipografo del suo tempo e il primo editore in senso moderno. Introdusse numerose innovazioni nell'ambito dell'arte grafica destinate a segnare la storia della tipografia (post Gutenberg) fino ai nostri giorni, al punto da elevarla ad Arte: come (e solo) la A di Aldus poteva significare.


Aldo Manuzio in un dipinto di Bernardino Loschi

Il contributo forse più rilevante di Aldo Manuzio alla moderna cultura della scrittura fu la definitiva sistemazione della punteggiatura. Il punto come chiusura di periodo, la virgola, l'apostrofo e l'accento impiegati per la prima volta nella loro forma odierna, nonché l'invenzione del punto e virgola (neppure Totò sarebbe rimasto immune! Ma sì, abbondiamo;)


Manuzio è considerato anche l'ideatore del carattere corsivo (corsivo italico o "aldino"). Il corsivo si chiama italique in francese e italics in inglese proprio perché fu Lui ad introdurlo tra i suoi "tipi". Ricordatelo, quando andrete sulla tastiera del vostro personal a cercare l'italico! Esecutore di questo primo corsivo fu l'incisore dell'officina di Aldo, Francesco Griffo. 
I libri di Manuzio si riconoscevano 
dall'inconfondibile marchio 
con un'ancora e un delfino 
che chiudono una 
impaginazione 
tipicamente 
a goccia.
*  *
*





Per i suoi volumi Aldo introdusse, nell'editoria di cultura, il cosiddetto "formato in ottavo", fino ad allora usato solo in talune operette a carattere religioso; diverse dal manoscritto e dagli incunaboli dell'epoca per maneggevolezza, portabilità e per le ridotte dimensioni, 
le edizioni "Aldine" sono state a tutti gli effetti il precursore dei libri tascabili odierni. 
Il nuovo formato fu presto adottato in tutta Europa, quello che per i francesi è il pamphlet.


Qualche anno fa ebbi la fortuna di dedicare una mostra monografica alla figura di Aldo Manuzio,
che allestimmo nelle sale del Castello dei Conti Guidi di Poppi (Arezzo).
Tra le meraviglie esposte, ebbi il privilegio di toccare con mano il libro ritenuto a tutt'oggi "il più bello" e anche "il più misterioso al mondo": Il Polifilo. 



Una pagina della Hypnerotomachia Poliphili, detta "Polifilo", di Francesco Colonna (1499).
Una delle rarissime copie superstiti è conservata nella Biblioteca degli Intronati di Siena.


Della strabiliante eredità culturale, umanistico-estetica, di Manuzio ha raccolto il testimone il nostro Giovan Battista Bodoni (di cui al personalissimo ed elegantissimo "carattere" che oggi si dice font), al quale il contemporaneo Franco Maria Ricci ha dedicato la sua opera più bella: BODONI, appunto.
Ma questa è tutta un'altra storia, o meglio... la nostra Storia!


venerdì 8 maggio 2015

L' Italiano e l'italiano



Woody Allen, con impareggiabile slang linguistico, pare abbia detto:
"la lingua è quell'organo sessuale che alcuni degenerati usano per parlare!"




Battute a parte, posso dire a voce alta: amo la mia lingua, sì, l'ITALIANO !

Disegno di Tullio Pericoli


Ho un'infinità di motivi per amarla, tra i quali la sua musicalità. Vi par poco? Sì, l'italiano "suona bene!"

E non comprendo chi si ostina a bistrattarla, immemore del valore immenso, della ricchezza culturale che per il nostro Paese rappresenta.
Chissà perché il profilo panoramico di una città debba dirsi skyline, piuttosto che profilo; il termine lavoro (sempre più "a termine" in luogo di "a progetto") si chiami job, come il cagnolino isterico della nevrotica vicina di turno!




L'italiano (ben prima, molto prima dell'Italia) è lingua da XI (undici) secoli ! L'italiano medio stenta a riconoscerlo, inciampando nei tranelli neo-linguistici di stampo esterofilo, sprofondando nel ridicolo dei neologismi da reception o spending review, perdendo di vista un patrimonio inestimabile: la propria MADRE LINGUA !

Ma c'è di più, state a sentire...


Facciamoci del male. Forza, continuiamo a usare espressioni ridicole, rubate all'inglese e pronunciate in modo imbarazzante, per far vedere quanto noi italiani siamo "uomini di mondo" (battuta di rara grandezza dell'amato Totò).
Facciamoci del male, di nuovo. Ripetiamo come dei pappagalli che la lingua italiana non ha un ruolo internazionale. (...)
Mentre gli italiani hanno il complesso di comunicare al mondo la bellezza e la grandezza della propria cultura e della propria lingua, (...) gli stranieri e gli italiani nel mondo - e l'argentino Bergoglio è il meraviglioso incrocio delle due cose - non hanno alcun tremore nel dire pane al pane e italiano all'italiano. Al pari di tanti stranieri di ogni nazione e idioma, Francesco (Papa Francesco) ricorre alla nostra lingua per rivolgersi al mondo perché sa perfettamente quanto essa sia amata nel mondo. Sa che "suona bene!".
Forse non per caso la musica lirica e la grande opera parlano italiano da trecento anni di fila. Forse non per caso negli sport più popolari del pianeta, dal Calcio alla Formula 1, la lingua italiana è spesso lingua di comunicazione tra giocatori, corridori, dirigenti di paesi diversi. Forse non per caso l'italiano risulta l'ottava lingua più usata per Facebook, oltreché lingua viva, piacevole, studiata, perfino storpiata negli ambiti più coinvolgenti della vita di tutti: dal cibo alla moda, dalla musica al cinema, ai cartoni animati...
La scoperta del valore e della diffusione dell'italiano spetta solo agli italiani d'Italia, gli unici che ancora non sanno o non vogliono sapere.

Finché gli italiani non si libereranno dal complesso di non voler apparire quel che essi sono, ossia una grande nazione, finché non saranno consapevoli della percezione che il mondo ha dell'Italia, infinitamente migliore e più libera di quella nella quale gli italiani hanno imprigionato se stessi, la svolta non arriverà.

L'italiano per amore, ecco la scelta degli altri. Quando anche gli italiani impareranno a volersi bene, quando anche gli italiani avranno il piacere di condividere col mondo e con orgoglio la loro storia millenaria, non ci sarà bisogno del tenero e grandioso omaggio a Dante ad opera di un Papa argentino nella lontana Corea.



Federico GUIGLIA
(estratto da: "madrelingua", luglio-settembre 2014)

domenica 26 aprile 2015

MISERICORD(I)A...




"Dio perdona tante cose, per un'opera di misericordia!"
(Alessandro Manzoni)



La parola “misericordia”, il cui significato etimologico è miseris cor dare, “dare il cuore ai miseri”, quelli che hanno bisogno, quelli che soffrono, nasce dal sentimento di compassione per l’infelicità altrui, che spinge ad agire per alleviarla; un sentimento di pietà che muove a soccorrere, a perdonare... È una virtù morale, d'ispirazione cristiana, che si concreta e sostanzia in opere di misericordia, appunto.


"Madonna della Misericordia", Piero della Francesca

La Madonna della Misericordia, già nell'iconografia dal XIII secolo, è rappresentata in piedi, nell'atto di accogliere sotto il suo ampio manto i fedeli o i religiosi a lei devoti, di solito inginocchiati in preghiera.


In ebraico misericordia è "khesed" e ha le sue radici nell'alleanza tra due parti e nella conseguente solidarietà di una parte verso quella in difficoltà. In greco "eleos" indica il sentimento di intima commozione, la compassione, la pietà, dunque il contrario dell'invidia per la fortuna del prossimo. Per Aristotele, il timore e la compassione nella tragedia operano la purificazione, cioè la catarsi. Nei Vangeli la richiesta di essere misericordiosi si esprime nella parabola del Buon Samaritano (Luca 10, 37). Nel parlare comune "Misericordia!" è un grido di meraviglia o di dolore!!



Porta del Paradiso del Ghiberti, Battistero di San Giovanni in Firenze



In termini di appartenenza, l'istituzione delle "Misericordie" rappresenta il fondamento delle nostre migliori radici culturali, espressione della primigenia forma di compartecipazione organizzata di solidarietà sociale.

Altro che epoca buia, il Medioevo! È lì che nasce e fiorisce la civiltà occidentale, nella più alta delle sue accezioni.
Se le nostre radici "strutturali" sono riconducibili ai Romani, quelle culturali si rifanno al nostro Medioevo!
Semplificando: se dobbiamo all'ingegneristica romana l'ossatura, l'anima risuona nelle absidi delle Pievi romaniche.

E che dire delle Università. Bologna, primo Ateneo della storia accademica con i glossatori dell'XI secolo, prima facoltà di Giurisprudenza al mondo, seguita come diaspora da Padova, Parigi e Oxford, appena dopo Pavia.



"incappucciati" durante un trasporto (alle spalle il Battistero fiorentino)



Nella Firenze del XIII secolo, intorno all'anno 1244, viene fondata la Confraternita della Misericordia, la più antica Compagnia per l'assistenza ai malati e, in generale, la prima istituzione privata di volontariato esistente al mondo, ancora attiva dalla sua fondazione, e che annovera oggi oltre un milione di iscritti in ogni parte d'Italia.

Nello stesso periodo la Città del Giglio coniava il "fiorino", moneta sonante riconosciuta come valùta persino in Cina, dando inizio alla prima società mercantile "di stampo capitalista" del pianeta. Falsificare il "fiorino" allora era davvero pericoloso: ce lo rammenta Dante, nel XXX Canto dell' Inferno, facendolo dire a Mastro Adamo, arso vivo sulla strada della Consuma. 

Ivi è Romena, là dov’io falsai
la lega suggellata del Batista;
per ch’io il corpo sù arso lasciai.
                                   


Strana città, Firenze, da sempre ricca di contraddizioni, moneta corrente che scorre nelle sue vene. Solidarietà e individualismo estremi l'accompagnano, da sempre. L'(o)Spedale degli Innocenti, per esempio. Un'altra realtà unica - nel suo genere - al mondo. L'Ospedale - detto "spedale", "ospedale dei bambini abbandonati", si trova in piazza Santissima Annunziata. Fu il primo brefotrofio d'Europa e una delle più straordinarie architetture rinascimentali, certamente una delle più significative opere di Filippo Brunelleschi.



Dettaglio del portico d'ingresso dell'Ospedale degli Innocenti (terracotte di Andrea Della Robbia)


Dal portico, veduta di Piazza Santissima Annunziata


Il centro storico di Firenze visto da piazzale Michelangelo



E come non rammentare le parole che Papa Francesco ha pronunciato a proposito della Misericordia:

È quello che ha fatto Gesù: ha spalancato il suo Cuore alla miseria dell’uomo. Il Vangelo è ricco di episodi che presentano la misericordia di Gesù, la gratuità del suo amore per i sofferenti e i deboli. Dai racconti evangelici possiamo cogliere la vicinanza, la bontà, la tenerezza con cui Gesù accostava le persone sofferenti e le consolava, dava loro sollievo, e spesso le guariva. Sull’esempio del nostro Maestro, anche noi siamo chiamati a farci vicini, a condividere la condizione delle persone che incontriamo. Bisogna che le nostre parole, i nostri gesti, i nostri atteggiamenti esprimano la solidarietà, la volontà di non rimanere estranei al dolore degli altri, e questo con calore fraterno e senza cadere in alcuna forma di paternalismo.

Abbiamo a disposizione tante informazioni e statistiche sulle povertà e sulle tribolazioni umane. C’è il rischio di essere spettatori informatissimi e disincarnati di queste realtà, oppure di fare dei bei discorsi che si concludono con soluzioni verbali e un disimpegno rispetto ai problemi reali. Troppe parole, troppe parole, troppe parole, ma non si fa niente! Questo è un rischio. (...)

Quello che serve è l’operare, l’operato vostro, la testimonianza cristiana, andare dai sofferenti, avvicinarsi come Gesù ha fatto. Imitiamo Gesù: Egli va per le strade e non ha pianificato né i poveri, né i malati, né gli invalidi che incrocia lungo il cammino; ma con il primo che incontra si ferma, diventando presenza che soccorre, segno della vicinanza di Dio che è bontà, provvidenza e amore"


(Discorso del 14 giugno 2014 ai Gruppi delle Misericordie e Fratres d'Italia, nell'anniversario dell'Udienza del giugno 1986 con Papa Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro)





sabato 8 novembre 2014

Quasi, quasi... "me ne vado a fare il guru"



Il livello è basso! 
(R. Pazzaglia)



Riccardo Pazzaglia nasce nel cuore della vecchia Napoli, il Rione Sanità, dove apprende ad "attrezzarsi" nella vita, qualità che non gli farà difetto, anzi: ne diverrà professore!


Molti lo ricorderanno per la leggerezza, il tono garbato e argutamente (sornionamente) riflessivo, l'acutezza delle argomentazioni ed il fare ironicamente olimpico. 

Qualità talmente rare, nel panorama circostante, da essere classificabile tra i... "fuoriclasse" di sempre.


Propugnatore del modus vivendi definito "separazione in casa" (assunto da una pletora sconfinata di conviventi più ancora dell'Aspirina), Riccardo Pazzaglia è assurto agli altari della gloria televisiva attraverso il "Brodo primordiale", che non si ottiene con il dado!


Copertina del "Brodo Primordiale"




Dunque, del professor Pazzaglia di Quelli della Notte...
"Me ne vado a fare il guru"




Grazie, Professo' !

sabato 18 ottobre 2014

Quando la Musica salva la vita e risana un mondo di dolori

La Musica salva la vita e risana un mondo di dolori.



Sembra un compito impossibile, invece così non è. Già quarant'anni fa il maestro venezuelano José Antonio Abreu ha fatto un miracolo dando vita a una profonda rivoluzione sociale attraverso l'insegnamento della musica (linguaggio complesso ma universale) ai bambini dai tre ai quattordici anni.

L'intento era, e rimane, quello di "fare orchestra" di "con-certare", di stare insieme per costruire una "sin-fonia". Solo così inserendo, suggerendo nuovi valori, potremo formare una nuova generazione e costruire una nuova società di uomini.

A questo aveva profondamente creduto anche il maestro Claudio Abbado, purtroppo recentemente scomparso.

(Roberto Campagnano, Direttore Associazione Amici di Abreu)
da: Lettere Commenti & Idee di "Repubblica", giovedi 16 ottobre 2014


Nella foto con uno dei gioielli della factory nazionale venezuelana, Gustavo Dudamel


«Desidero salutare tutti gli amici qui riuniti per un progetto nel quale convivono due aspirazioni.

La prima è quella di rendere omaggio a José Antonio Abreu e alle sue realizzazioni. Abbiamo cercato, con alcuni amici musicisti, di accrescere e rafforzare ulteriormente "El Sistema" da lui ideato in Venezuela, che coinvolge un numero enorme di ragazzi: oggi sono più di 400.000 e oltre 2 milioni dall'avvio del progetto 35 anni fa. Abbiamo portato la nostra esperienza facendo concerti, insegnando, avvicinando sempre più musicisti europei che andassero in Venezuela a portare il proprio contributo.

La seconda aspirazione è quella di aiutare a trasferire in Italia i principi fondamentali del Sistema Abreu. Tant'è vero che, a imitazione del modello venezuelano, in ogni Regione italiana sono già sbocciate molte realtà che è bene ora portare in un alveo comune. I motivi per i quali è urgente e necessario importare nel nostro Paese questa realtà sono diversi. In primo luogo perché è chiaro a tutti che "così non va", che qualcosa, nella nostra società, va fatta. Non sono purtroppo assenti, anche da noi, sacche di povertà e disagio dove le prime e più vulnerabili vittime sono i ragazzi. (...) E allora ecco che fare musica insieme, studiarla e praticarla sono tutti strumenti che rendono possibile il riscatto. Abreu lo ha chiaramente dimostrato a tutto il mondo.

Un' ulteriore ragione, non meno importante. La gioventù è stata letteralmente depredata da prospettive credibili, per le quali valga lo sforzo e la gioia della realizzazione. Non solo chi è nel disagio, ma forse ancor più chi abita il benessere, viene manipolato per diventare un conformista, un animale compratore, un ebete che si nutre solo di superficialità.

Una vita piena di musica e di cultura è sicuramente un argine a tutto ciò. Chi ha avuto il privilegio di crescervi faccia, come proviamo a fare oggi, qualcosa perché altri vi crescano a loro volta».


Questo l'intervento del compianto M° Claudio Abbado, al convegno organizzato da Federculture e dalla Scuola di Musica di Fiesole nel novembre 2010.


Un "Sistema italiano alla Abreu" - fortemente voluto e promosso da Claudio Abbado - non solo non può e non deve andare perduto, ma è la più credibile e spendibile risposta alla desertificazione imperante dei nostri giorni!

mercoledì 22 gennaio 2014

Il Teatro allunga la vita (e la rende più bella)


Vi parrà strano ma stamane, per l'ennesima volta, ho cercato un biglietto per uno spettacolo a teatro e la risposta è stata: "Tutto esaurito, ci spiace".

La cosa che vi sembrerà, in prima battuta, ancora più strana è che ne sono felice anzi, di più: mi entusiasma!

Intendiamoci, non sono mica diventato masochista. Ma la cosa mi rallegra.

Le ragioni sono evidenti, vista la situazione in cui versa la "cultura"
e - più in generale - l'aria che tira nel nostro Paese...

la facciata del Teatro Fraschini, Pavia

Sarà per il fatto che il pessimismo è un lusso che non posso permettermi (trovo più salutare e igienico vedere il lato pieno della bottiglia), ma riscontrare che il Teatro Fraschini di Pavia è sistematicamente "pieno" è un dato assolutamente confortante.

Senza entrare nel merito delle scelte di cartellone, è un dato che - per una città di provincia alle porte della megalopoli Milano - fa piacere e consola.


Mi risulta che quest'anno ricorra il ventennale della riapertura di questo autentico gioiello dei Galli-Bibiena, architetti scenografi toscani che hanno lasciato in Pavia, Bologna e Mantova (solo per citarne alcuni) esempi di straordinaria bellezza: il Teatro Fraschini è uno di questi.


uscita dal Teatro Fraschini



A parte il fatto che per i biglietti posso sempre rimediare - last minute - o ricorrendo, d'ora in avanti, più comodamente alla prenotazione on line, con un po' di buon senso, lungimiranza e (molta) buona volontà questo Paese può tornare a recitare la sua parte.




p.s.: a proposito, qualche altro dato:

(...) 
L’industria culturale italiana vale 76 miliardi di euro e coinvolge 440 mila imprese.

Dire che con la cultura non si mangia è un controsenso! 
(...)



Mi permetto - una volta di più - di credere:
"Con la Cultura si mangia!"


Urbino, ITALIA




venerdì 13 settembre 2013

Cari esseri umani...

In ciò in cui crediamo, c'è resurrezione !


Cari esseri umani, uomini e donne, l'alternativa di un futuro di valori, cultura e civiltà è nelle nostre scelte, nelle nostre speranze...

Così termina (e riapre la questione) l'articolo, apparso su "Libertà" del primo settembre scorso, di Augusto Gughi Vegezzi intorno al mistero e al fascino intrigante della Madonna Sistina di Raffaello Sanzio.

Nessun pittore esaminò l'animo della "ragazza Maria", come (solo) lui ha saputo indagare; un capolavoro d'introspezione che ritrae una ragazza piena di vita, energica, esuberante, una forza della natura ma non come le figure greco-romane. Qui Raffaello ha creato una Maria donna integrale, che ha una carnalità vibrante insieme a un'interiorità intensa, vive non nell'eternità della gloria dei cieli, ma anima e corpo, qui e ora, il suo tempo e luogo preciso (deciso n.d.r.).

Cammina, marcia avanti, col suo carico fisico e simbolico, in missione, guardando con i suoi neri occhi pensosi il futuro redento.




"Madonna Sistina" (particolare)



Lo scrittore Grossman considera questa immagine "la più atea che ci sia" dedicandole pagine di struggente bellezza. Per lui questa Maria è rivoluzionaria ma in senso diverso, differente, nel senso della rivoluzione cristiana. Raffaello intuisce tutto questo e lo esprime straordinariamente.

Nel suo capolavoro pone in evidenza il rovesciamento del senso del tempo; ne sottolinea la cesura epocale tra il tempo di prima e quello che viene (e che non sarà più lo stesso!), la fine del tempo statico e dell'antichità e l'inizio di quello dinamico della nostra civiltà ponendolo - questa è la vera novità - in braccio alla "ragazza Maria". La rivoluzione del tempo e la riconciliazione fuse in un unicum di divina genialità, come un sorriso da cui si spalanchi il cielo.

E ancora Vasilij Grossman ne esalta il senso carismatico e universalmente umano di questa creatura destinata a segnare tutte le generazioni a venire e, nell'epoca della deriva in progress, ci viene in soccorso dicendo:
"quanto la vita deve essere preziosa e magnifica, e che non c'è forza al mondo in grado di costringerla a trasformarsi in qualcosa che, benché assomigli esteriormente alla vita, non è più vita. La forza della vita, la forza di ciò che è umano nell'uomo, è immensa, e la violenza più potente non può asservire questa forza, essa può solo ucciderla".

"La bellezza della Madonna è saldamente legata alla vita terrena. È democratica, umana; è la bellezza di tante, tantissime persone – gialli con gli occhi a mandorla, gobbi con il naso lungo, neri con i capelli crespi e le labbra tumide. È universale. La Madonna è anima e specchio dell’uomo e chiunque la guardi coglie in Lei l’umano: è l’immagine del cuore materno, per questo la sua bellezza è intrecciata, fusa in eterno con la bellezza che si cela – profonda e indistruttibile – ovunque nasca e cresca la vita – nelle cantine, nei solai, nei palazzi e nelle topaie".





"Madonna Sistina", Raffaello Sanzio


È curioso notare come di questo dipinto siano divenuti famosi - ancora più dell'insieme - gli angioletti pensierosi ai piedi della composizione prospettica dell'opera. Trovo oltremodo geniale il fatto di rappresentare il bisogno che abbiamo di sdrammatizzare che Raffaello ha saputo cogliere in un gesto, quello degli angeli, di compassionevole, universale umanità. Quel sentimento di comprensione e partecipazione alla nostra comune natura di creature fatte "per seguir virtute e canoscenza".

sabato 2 marzo 2013

Se me lo dicevi prima





La parola LAVORO racchiude molti segreti. Cerchiamoli.

Se andiamo ad analizzarla scopriamo (oltre al suffisso - oro) che la sua radice latina è intimamente legata alla preghiera.

Quando la scomponi(amo), la parola lavoro rivela il suo vero significato: lab-ora (prega e lavora)
sono segretamente connesse, hanno la stessa origine, la medesima radice.

San Benedetto, padre del Monachesimo occidentale, lo aveva rivelato e posto come fondamento della sua regola; Ora et Labora, lavoro e preghiera, sono sullo stesso piano!





Il termine lavoro ha, dunque, una straordinaria dignità che risiede propriamente nel suo significato.
È una delle parole più "nutrienti" che implicano, per definizione, l'agire e che si esplicano e perfezionano con l'applicazione concreta.

Si diventa reali solo nel momento in cui poniamo in essere - attraverso il lavoro - qualcosa che si trasforma e che (lavorando) ci trasforma.

Attraverso il lavoro ci esprimi(amo) e ci guadagni(amo) da vivere.
È la nostra stessa dignità!

"La nipote di Dio", secondo Dante Alighieri; così definisce l'arte del lavoro

Per questo è così importante.
Per questa ragione dobbiamo combattere affinché venga tutelato, garantito,
assicurato... come previsto dalla nostra Costituzione.


Art. 1 (1° c.) 
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. 

Art. 4 
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro 
e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. 

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità
 e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al 
progresso materiale o spirituale della società. 

Art. 35 
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. 
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori… 

(...)





Si ma qui 
che lavoro non ce n'é...
...l'avvenire è un buco nero
in fondo al tram...

dicono le dolenti note di Jannacci

Allora, allora...

...e allora sarà bello 
quando t'innamori,
quando ride un figlio,
quando guardi fuori...

...quando senti il sole!







Parafrasando J. Conrad

mi viene da dire:

"Non riuscirò mai a spiegare a mia moglie
che quando guardo fuori dalla finestra
sto lavorando!"















venerdì 22 febbraio 2013

Sentimento di appartenenza



"Cultura è la consapevolezza di quello che si è e di quello che si ha: 
il paesaggio, il patrimonio d'arte, di natura, di monumenti. 
Rappresenta la nostra identità, quell'identità 
per cui in passato siamo stati amati e visitati, 
quell'identità dalla quale bisogna ripartire per ritrovare l'orgoglio di essere italiani."

Un sentimento che è vivo...





Cultura è anche rispetto. 
Rispetto prima di tutto per le persone, ma anche per ciò che è di tutti.

Ilaria Borletti Buitoni
(Già Presidente FAI, Fondo Ambiente Italiano)


Il Sentimento di appartenenza Culturale
ci riguarda molto da vicino.
In quanto italiani abbiamo il privilegio e la responsabilità di custodire 
un patrimonio storico-artistico-paesaggistico
che non ha eguali nel mondo;
un patrimonio immenso
che costituisce e fonda la nostra identità,
una ricchezza inestimabile e tangibile
da proteggere, salvaguardare e valorizzare.

I due terzi del patrimonio artistico mondiale è conservato nel nostro Paese.
Sono le nostre vere radici culturali
alle quali attingere per risollevarci.
E delle quali essere fieri
alla condizione di averne rispetto.
Rispetto di noi stessi.




E' nostro preciso diritto-dovere vigilare e pretendere che 
i Principi Fondamentali della Costituzione Italiana
siano rispettati e applicati.

Riascoltiamoli, insieme...



  

La bellezza, insieme all'amore, la verità e la giustizia, 
rappresenta un'autentica promozione spirituale. 
Gli uomini, le ideologie, gli stati che dimenticheranno una sola di queste
 forze creatrici, 
non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà.

(Adriano Olivetti)